SONETTO LXXXI.

By Benedetto Varchi

Quando doveva, oimè! l'arco, e la face

L'una spenta del tutto e l'altro stanco,

A questo ardito e tormentoso fianco,

Per suo gran danno e mio, troppo vivace,

Non breve tregua pur, ma eterna pace

Donar, poi che nel lato e destro e manco

Per le nevi del capo omai vien bianco

Il crin fatto d'argento, che sì spiace:

Più che mai fresco, e più che mai cocente

Mi saetta lo stral, m'incende il foco

Di tal ferita e con sì caldo ardore;

Ch'ogni soccorso a mia salute è poco,

Anzi cresce la piaga, e fa maggiore

L'incendio ch'al suo mal l'alma consente.