SONETTO LXXXIV

By Luigi Tansillo

O refugio de l'alme disperate,

Nemesi, giusta ultrice dea, per cui

degne vendette de gli orgogli altrui

vede il mondo ed ha visto in ogn'etate;

le pene mie presenti e le passate,

e l'alterezze, onde schernito fui,

e l'ingiurie d'Amor per man di lui,

siano ai santi occhi tuoi rappresentate.

Vèndicane amboduo; ma non in modo

che prenda mia nemica indegno laccio:

ché la vendetta onta maggior mi fora!

Non la stringa né mio né d'altrui nodo,

ma, ardendo al vago oggetto, ond'io mi sfaccio,

ami sé stessa sì, che se ne mora.