SONETTO LXXXVI.

By Benedetto Varchi

Placidissimo Dio, ch'alle diurne

Cure e pensier di noi egri mortali

Requie danno e ristoro, i nostri mali

Sospendi tutti nell'ore notturne:

Dalle più trasparenti e non eburne

Porte quel sogno, che cotante e tali

Gioie portommi, fa, prego, che l'ali

Movesse, sorte a me di felici urne.

Ripiegato avea già l'oscuro velo

La notte, e fatto Apollo i monti d'oro

Quando io dormendo ancor gran luce vidi;

E dire udii: Quel sacro, in cui sol fidi

Arbore, che né sol cura, né gielo,

T'ornerà il bianco crin di verde alloro.