SONETTO LXXXVII

By Luigi Tansillo

Quando, a spiar del mondo l'occulte opre,

apre or un occhio, or cento, or mille il cielo,

la notte spiega il nero umido velo,

e i color de le cose adombra e copre.

Par che allor meco Amor sue forze adopre:

allor, più che mai, piango ed ardo e gelo,

e ciò, che 'l dì quasi a me stesso celo,

còlta dal duol, la lingua a gli altri scopre.

Se fusse tal il suon de' miei lamenti,

qual è il cor, ond'ell'escon, mentre lunge

sì dal mio ben, rapido Egeo, mi togli;

pianger farei del mar le dure genti,

cui né pietà d'altrui né di sé punge,

e indurar l'onde e intenerir li scogli.