Sonetto mandato a Michele del Giogante
Michel, de' nostri ben della fortuna
quanto porta in iscritto il vostro lume,
contrario al rozzo idioto costume,
sanza mai ripetio di cosa alcuna,
l'efetto d'ogni mia voglia rauna,
diversa a chi di se stesso pressume:
mostrami pure, e con breve volume,
forma che non mi sia greve oportuna.
E se model mi vuo' fare o disegno,
questo caro mi fia per più certezza,
ché tentato n'abiàn ciò che puote arte.
Ma se per motti oposito rivegno,
cagion n'è sol c'ho di veder vaghezza
lo 'ngegno tuo, Michele, in questa parte.