SONETTO XII.
Cara pianta gentil, nelle cui fronde
Sacre la speme e i miei casti desiri
S'annidan tutti, in te sì dolce spiri
Zefiro, e tai ti sian la terra e l'onde;
Che né caldo giammai, né verno sfronde
I tuoi bei rami, cui dove che io giri
La vista, o volga il piè, per sempre io miri,
Né so viver, né posso, o voglio altronde:
Ch'ogni gioia, ogni pace, ogni riposo
Mi vien, già fugge il terzo decimo anno,
Dall'ombra, dall'odor delle tue foglie.
Quanto per reo costume i volgari hanno
Caro e soave, i buon vile e noioso,
Solo il pensare a te del cor mi toglie.