SONETTO XIII.

By Benedetto Varchi

Alme celesti fronde, ch'io son fermo

D'amar sempre, ch'io viva, e dopo morte;

Ch'altro non è, che qui vero m'apporte

Diletto, e tenga in bene oprar più fermo:

Sacro monte superbo, ombroso ed ermo,

Che m'innalzasti a così chiara sorte,

Che stato alcun non è sì ricco e forte,

Con chi io cangiassi il mio povero e 'nfermo;

Non ebbe uom mai, né averà, credo, il ciglio

Di me più lieto, e più tranquillo il core,

Or compie il terzo e quindicesimo anno.

Cosa mortal, che pro n'arrechi, o danno,

Nulla non puote in me, nostro consiglio,

Santi rami del Sol, non mio valore.