SONETTO XL

By Luigi Tansillo

Era a cantar mia voce un tempo avvezza

l'eccelse lode altrui, l'alte mie doglie:

or quei legami, che pietà discioglie,

la lingua e 'l cor m'annodan di dolcezza.

Onde tacer convien l'alta bellezza,

cui lingua e stile ho consecrato e voglie.

Amor, che giova il bel, poi che mi toglie

quel poco che di me più il mondo apprezza?

E forse a gli occhi santi, ond'esce il seme

de le dolcezze mie, parrà che 'l dono,

che più ch'altri gradisco, io tenga a vile.

Non vo', signor, che 'l mio diletto sceme:

tiemmi nel paradiso, ov'oggi io sono;

ma, doppiando il piacer, doppia lo stile.