SONETTO XLIII

By Luigi Tansillo

Quand'il celeste ed immortal auriga,

carco di lume il carro, esce del Gange,

e la notte, che muor, languida piange,

e del suo pianto e fiori ed erbe irriga,

il riposo del mondo in nova briga

convien che, tra' mortai ratto si cange:

chi fende l'acqua e chi la terra frange:

ogn'uom riede all'usata sua fatiga.

E chi la notte langue, il dì s'acqueta;

ciascuno in bene o in mal cangia fortuna:

sol io sempre in un stato mi rimango.

Perch'il raggio spuntar del mio pianeta

non veggio né col sol né con la luna,

così il mattin, come la sera, piango.