SONETTO XLVII.
Ecco, che pur dopo sì lunghi affanni
Ch'io ebbi a soffrir più di giorno in giorno,
A te, Fiesole altero, umìl ritorno,
Per ristorar tanti passati danni:
In te lungi dal mondo e da' suoi inganni
Farò sicuro omai dolce soggiorno,
Pensando, or lungo un rivo, or sotto un orno
Quanto chi segue non il ciel, s'inganni.
Altri in palazzi di fine oro adorni,
Entro i porporei letti: io presso un fonte
Giacerò lieto sopra l'erba verde.
In te gradito, avventuroso monte,
Ove del volgo ognor tanto si perde,
Anelo io di fornir tutti i miei giorni.