SONETTO XXIX

By Luigi Tansillo

Quand'io penso all'error, donna, commesso

con sì poca ragion, con sì gran torto,

vergogna e duol mi premon sì, ch'io porto

invidia quasi a' morti, odio me stesso.

Per gioir di quel ben ch'era concesso

a gli occhi miei, doveami parer corto

quanto camina il sole, e io, mal accorto!,

poco il pregiai, tenendol sì da presso.

Pena del mio fallir vi chiederei,

se dal primiero dì pena ed affanno

non avesser portato gli occhi miei.

E qual più gran martìr, qual più gran danno,

che viver senza voi, soffrir potrei?

L'error, dunque, e la pena insieme vanno.