SONETTO XXXIII.

By Benedetto Varchi

Tu, che d'ogni erba e verde fronda nudo,

Scoglio ne sembri, e non monte, Rinaldi,

Già fresco seggio ne' più giorni caldi

Desti alla pianta, per cui tremo e sudo.

E la tua fronte a' raggi ardenti scudo

Fèlle, mentre io con pensieri alti e saldi

In lei gl'occhi teneva intenti e baldi,

Che bella e viva nella mente chiudo:

E se lieto soffrire or caldo, or gielo,

Ridendo quanto la vil gente agogna,

Altrui virtute e virtù fama acquista;

Esser porria, ch'un dì, mercè del cielo,

Cotanto andrebbe in su la mia sampogna,

Ch'occhio ben sa la perderia di vista.