SONETTO XXXIX.
Mensola, che di Ninfa, mentre il bello
Satiro schivi e fuggi, ch'a tutt'ore
Te segue e prega, come volle Amore,
Diveniste, ei torrente e tu ruscello:
Mentre io fuggendo l'empia turba e 'l fello
Stuolo, che ha sempre agli altrui danni il core,
Tra voi lieto comparto i passi e l'ore,
E talor vosco, ed or meco favello.
Ascoltate, ma sì ch'altri non oda,
Né lo risappia mai l'avara gente,
Che del pregio miglior sé stessa froda;
Ché quanto al mondo piace, e quanto loda,
E pregia il volgo, a cui ben vede e sente,
È nulla; e chi ciò sa, tacito goda.