Sonetto

By Torquato Tasso

Quella, che nome aver di Dea non merta,

Nè l'instabil suo Regno il bene e 'l male,

Che da celeste scende ordin fatale,

Sovente varia, e mesce, e nulla accerta.

Onde, perch'aspramente io già sofferta

Abbia più d'una piaga di suo strale,

La spero amica; e, s'anco io non l'ho tale,

L'anima ho contra lei d'arme coverta.

E se fia mai che di turbarmi cessi

Fortuna, o ch'uso renda almen leggieri

I novi arnesi onde s'è l'alma armata;

Volerò forse ancora, ov'io m'appressi

A quel, ch'alzò d'immortal piume alata,

Giusta ira al ciel sovra non giusti Imperi.