Sopra il proprio ritratto, di mano di Giulio Maina.
Ritenne Giosuè, mercè di quelle
a distornar il Ciel note possenti,
del biondo Auriga i corridori ardenti,
e legò l'ali a le volanti ancelle.
Ma se sospese e stupide le stelle
fermaro i giri rapidi e correnti,
poi ch'ubbidiro agli efficaci accenti,
tornàr per le lor vie lucide e belle.
Giulio, tu quel ch'ei fe' con le parole,
fai con la man, che tronchi a l'Ore i vanni,
né già per breve spazio arresti il Sole.
Ma ne' tuoi dolci ed ingegnosi inganni
vedrò me stesso, ancor che 'l Tempo v¢le,
ne la più fresca età dopo molt'anni.