Sopra il ritratto della sua Donna. A Francesco Maria Vanni.
VANNI, deh quanto a la tua man devrei
che 'n tela espresso il bel viso sereno,
che col sangue dipinto io porto in seno,
miracolosamente ha di costei.
Qui non può già l'aspro rigor di lei,
ch'al vago sguardo ancor pon legge e freno,
prescriver sì ch'io non la miri almeno
mèta rigida e scarsa agli occhi miei.
E se mai di pregarla ardisco e tento,
fuggir più non potrà, com'ha per uso,
de' miei sospiri il querulo lamento.
Se non che quando in vano error deluso
stringo un lin, l'ombra abbraccio, e bacio il vento,
l'arte riprendo, e 'l tuo pennello accuso.