STANZE XII

By Luigi Tansillo

O de le donne pregio e de le Muse,

alma più cara che in Parnaso sia,

come sì tosto apparse e tosto chiuse

il suo lume vostra alta cortesia?

Per le grazie, che il ciel largo v'infuse,

non consentite, o vera luce mia,

che 'l mio dolce sperar sul nascer pèra,

e al cominciar del dì giunga la sera.

Otto dì il sol, rotando il cielo, ha vòlto,

e corso dal levante a l'occidente,

ed io spuntar i rai del vostro volto

non vedo dal balcon, ch'è il mio oriente,

poi che m'avete il cor d'un nodo avvolto,

che 'l teneva legato eternamente:

alma real, dignissima d'impero,

talor mirate il vostro prigioniero.

La notte, da la qual nacque Ercol poi,

duo dì sotterra il sol fece soggiorno;

la notte, ch'io, mio sol, non vidi voi,

m'ha tenuto otto dì l'ombre d'intorno.

Ier non dal Gange, né dai liti eoi,

ma dal vostro balcon nacque il mio giorno:

scurossi ratto, ed oggi, ancor ch'io attenda,

sol non appar, ch'agli occhi miei risplenda.