STORIA CONTEMPORANEA
Nel marzo andato, un asino di spia,
fissato il chiodo in certa paternale
buscata a conto di poltroneria,
fu rinchiuso per matto allo spedale.
Dopo se' mesi e più di frenesia,
ripreso lume e svaporato il male,
tornò di schiena al solito mestiere
per questa noia di mangiare e bere.
Si butta a girellar per la città,
s'imbuca ne' caffè, nell'osterie,
e sente tutti di qua e di là:
— Saette a' birri, saette alle spie,
popolo, Italia, unione, libertà,
morte a' Tedeschi, — ed altre porcherie;
porcherie per orecchi come i suoi
quasi puliti dal trentuno in poi.
«Corpo di Giuda! che faccenda è questa?»,
dicea tra sé quel povero soffione;
«o io vagello sempre colla testa,
o qui vanno i dementi a processione.
Basta, meglio così: così alla lesta,
senza ficcarmi o star qui di piantone,
vado, m'affaccio sulla via maestra,
e sbrigo il fatto mio dalla finestra».
Entra in casa, spalanca la vetrata
con lì pronta la carta e il calamaio,
e un'ora sana non era passata
che già n'avea bollati un centinaio.
Contento per quel dì della retata,
chiappa le scale e trotta arzillo e gaio,
de' tanti commissari al più vicino,
e là, te gli spiattella il taccuino.
Con una gran risata il commissario,
lette tre righe, lo guardò nel muso,
e disse: — Bravo il sor referendario!
La fa l'obbligo suo secondo l'uso:
si vede proprio che ha perso il lunario,
e che ne' pazzerelli è stato chiuso.
La non sa, signor mio, che Su' Altezza
ora al buon senso ha sciolta la cavezza?
— Su' Altezza? al Buonsenso? E non corbello!
Al Buonsenso...? O non era un crimenlese?
ma qui c'è da riperdere il cervello!
O dunque adesso chi mi fa le spese? —
— So io dimolto? — gli rispose quello; —
che fo l'oste alle birbe del paese?
Animo, venga qua, la si consoli, la metterò di guardia a' borsaioli.