TRADUZIONE DELL'ELEGIA SETTIMA DEL LIBRO PRIMO DEI TRISTI DI PUBLIO OVIDIO NASON...
Rivolgeranno omai dal mare il corso
I rapidi torrenti, e i fiumi celeri
Degli alti monti torneran sul dorso;
Pei celesti sentieri, e luminosi,
Indietro il cocchio sfolgorante, e lucido
I destrieri trarran fieri, e spumosi.
Splender vedrassi il suolo sfavillante
Per l'auree stelle, ed il tagliente vomere
L'eccelso fenderà ciel fiammeggiante.
Il fuoco produrrà l'oceano altero,
Dalla fiamma uscirà l'onda scorrevole,
Sconvolgerassi alfine il mondo intero.
Esser tutto potrà questo io predico
Poichè ingannommi, e aiuto nega a un misero
Inumano, e crudel l'infido amico.
Dunque in cotanta obblivion sepolto
Il mio nome sarà che sdegni, o barbaro
Rimirar d'un afflitto il mesto volto?
Empio calpesti, ed amicizia, e fede,
E dal tuo cuor con fiero immoto ciglio
Scacci di fedeltà la sacra sede.
Veder temesti, e confortar pietoso
Di un amico il dolor nè finte lacrime
A consolar versasti il cuor doglioso.
Nè mi dicesti addio, l'ultima voce
Del Popol non seguisti, e i mesti gemiti
Sprezzar potesti in volto aspro, e feroce?
Fiero sdegnasti da un amico oppresso
Di pace in segno, e d'amistà ricevere
Nel funesto abbandon l'estremo amplesso.
Molti gemere io viddi, e tu frattanto
Caro al cuor mio per lungo amor sorridere
Potrai crudele di un compagno al pianto?
Tu schernirmi potrai cui nulla ignoto
Fu mai dell'opre mie? di tutto immemore
Rimirarmi tu puoi con ciglio immoto?
Forse sol di Quirin fra l'alte mura
Tu cognito mi fosti, o l'onde avvolsero
Di fedeltà le leggi, e di natura?
Nò vita non ti diè Roma guerriera,
Ma i duri scogli dell'incolta Scizia
Per gl'infecondi boschi ombrosa, e nera.
Se il cuor di sasso avesti, e tigre atroce
Allattato ti avesse, entro del Caucaso
Sì crudel non saresti, e sì feroce.
Ma poichè tu serbarmi, e fede, e amore
Finor sdegnasti, e d'amistade i vincoli
Sciolser d'un infedel compagno il cuore,
Fa che tua colpa io ponga in cupo obblìo
E sull'armoniosa amica cetera
Fa che a lodarti impieghi il canto mio.