Un pastor descrive l'amenità d'un luogo e le sue pene amorose
Un rio, qui gorgogliando infra le sponde,
Con tributo d'argento al Ren deriva;
Qui fa un'ombrella il platano e l'oliva,
Rami a rami intrecciando, e fronde a fronde.
Al garrir degli augelli Eco risponde;
Qui tempra un venticel l'arsura estiva.
Molle il suol, fresco il rio, verde è la riva;
Qui fan letto l'erbette, e specchio l'onde.
Quanti augelletti, o Cinzia, ascolti e miri,
In quel linguaggio lor piagner, cred'io,
De la fierezza tua, de' miei martiri.
Anzi, mossi a pietà del dolor mio,
Vanno emulando i pianti e i miei sospiri,
Spirando l'aura, e mormorando il rio.