V – Poliziano
Zefiro già, di bei fioretti adorno,
Avea da' monti tolta ogni pruina;
Avea fatto al suo nido già ritorno
La stanca rondinella peregrina;
Risonava la selva intorno intorno
Soavemente a l'ora mattutina;
E l'ingegnosa pecchia, al primo albore,
Giva predando or uno or altro fiore.
L'ardito Giulio, al giorno ancora acerbo,
Allor ch'al tufo torna la civetta,
Fatto frenare il corridor superbo,
Verso la selva con sua gente eletta
Prese il cammino (e sotto buon riserbo,
Seguia de' fedei can la schiera stretta),
Di ciò che fa mestieri a caccia adorni,
Con archi e lacci e spiedi e dardi e corni.
Già circondato avea la lieta schiera
Il folto bosco; e già, con grave orrore,
Del suo covil si destava ogni fiera:
Givan seguendo i bracchi 'l lungo odore:
Ogni varco da lacci e can chiuso era:
Di stormir, d'abbaiar cresce il romore;
Di fischi e bussi tutto il bosco suona;
Del rimbombar de' corni il ciel rintrona.
Con tal romor, qualor l'aer discorda,
Di Giove il foco d'alta nube piomba;
Con tal tumulo, onde la gente assorda,
Da l'alte cataratte il Nil rimbomba;
Con tal orror, del latin sangue ingorda,
Sonò Megera la tartarea tromba.
Qual animal di stizza par si roda,
Qual serra al ventre la tremante coda.
Spargesi tutta la bella compagnia,
Altri a le reti, altri a la via più stretta
Chi serba in coppia i can, chi gli scompagna,
Chi già il suo ammette, chi 'l richiama e alletta;
Chi sprona il buon destrier per la campagna,
Chi l'adirata fera armato aspetta,
Chi si sta sopra un ramo a buon riguardo,
Chi ha in man lo spiede, e chi s'acconcia il dardo.
Già le setole arriccia, e arruota i denti
Il porco entro il burron; già d'una grotta
Spunta giù il cavriol; già i vecchi armenti
De' cervi van pel pian fuggendo in frotta:
Timor gl'inganni de le volpi ha spenti:
Le lepri al primo assalto vanno in rotta:
Di sua tana, stordita, esce ogni belva:
L'astuto lupo vie più si rinselva;
E rinselvato, le sagaci nare
Del picciol bracco pur teme il meschino:
Ma il cervo par del veltro paventare;
De' lacci 'l porco, o del fiero mastino.
Vedesi lieto or qua or là volare
Fuor d'ogni schiera il giovan pellegrino:
Pel folto bosco il fier caval mette ale;
E trista fa qual fera Giulio assale.
Qual il centaur per la nevosa selva
Di Pelio o d'Emo va feroce in caccia,
Da le lor tane predando ogni belva;
Or l'orso uccide, or il lion minaccia:
Quanto è più ardita fera, più s'inselva;
Il sangue a tutte dentro al cor s'agghiaccia:
La selva trema, e gli cede ogni pianta:
Gli arbori abbatte o sveglie, o rami schianta.
Ah quanto a mirar Giulio è fiera cosa!
Rompe la via dove più il bosco è folto,
Per trar di macchia la bestia crucciosa;
Con verde ramo intorno al capo avvolto,
Con la chioma arruffata e polverosa,
E d'onesto sudor bagnato il volto.