V.

By Giuseppe Parini

Nel mirar quegli occhi tuoi

Sì soavi al giro, al guardo,

Tirsi mio, mi struggo, ed ardo,

E ritorno a' miei sospir.

Ma più ancor mi trema il core

Di tua voce al dolce incanto

Che confusa insiem col pianto

Notte e dì mi fa languir.

Ah! perdona: il mio destino

Sì crudel che te mi rende,

Che se Amor il cor m'accende,

Pur già mai si piegherà.

A quel laccio avvinata sono,

A quel barbaro dovere

Che avvelena ogni piacere

Che ci vieta aver pietà.

Io giurai sull'ara un giorno

Fede eterna ad altro oggetto,

E giurai che un solo affetto

Io nodtrito avrei nel cor.

Nel tuo dolce, e vago aspetto

Poi m'avvenni, e sì mi piacque

Che s'estinse il primo, e nacque

Un più forte e vivo ardor.

Fra la tema ed il desìo

M'agitar gl'incerti affetti:

Cari sguardi, e molli detti

Mal sostenne la mia fe.

Io sperai trovarti un core

Non eguale al bel sembiante:

Chiesi al ciel che un incostante

Ritrovar potessi in te.

Ma fu sordo a' voti miei

Anche il cielo, e parve allora

Che un bel cor che c'innamora

Innamori il cielo ancor.

De' suoi pregi adorno ei viene

A far guerra al debol sesso,

Poi si chiama folle eccesso

Ciò ch'è premio al suo valor.

Ah! mio Tirsi, se tu m'ami,

Lascia al men ch'io viva in pace:

Lo sai pur che a quel che piace

Lieve scudo è la virtù,

Che dell'anime più belle

Volge i moti a suo talento,

Ma s'invola a un solo accento

De la calda gioventù.

Tu ben sai che un sol pensiero

Colpa atroce in me diviene,

Che il desìo del proprio bene

È delitto assai maggior;

Che se cedo, ed abbandono

Ad Amore i sensi miei,

Mi condannano gli Dei

Al rimorso, ed al terror.

Ah! mio Tirsi, se tu m'ami

Deh t'invola al pianto mio!...

Non mi dar l'estremo addio

Che soffrirlo il cor non sa.

Ma tu piangi, e tu t'arresti?

Tu miguardi, e poi sospiri?

Sempre intorno a me t'aggiri?

E non hai di me pietà?

Per che mai mi stringi al seno

Così pallido, e tremante?

Ah! crudele in questo istante

Tu divieni il mio martir.

Se una dura ingiusta legge

Non frenasse in me l'ardore,

Rivedrei quel tuo pallore

Nell'eccesso del gioir.

Ah! perdona: il mio destino

Sì crudel con te mi rende,

Che se Amore il cor m'accende

Pur già mai si piegherà.

A quel laccio avvinta sono,

A quel barbaro dovere

Che mi toglie ogni piacere

De la cara libertà.

Giusto ciel, se in due bell'alme

Desti amor, poi lo condanni,

Se ci doni il fior de gli anni

Sol per gemere e soffrir,

O gli arcani di tua voce

Chi mi svela non intende,

O se questo amor ti offende

Voglio offenderti e morir.