V

By Iacopo d'Albizzotto Guidi

A volerti contar quel c'ho lasciato

mi convien aver qui molt'intelletto,

per racontarti d'un altro trattato

a dir di cose ch'i' non ho ancor detto:

della gran nobiltà c'ha questa terra,

acciò che nel mio dir non sia difetto.

Se lla memoria mia quinci non erra,

mi convien dirti delle donne loro,

e quel ch'i' dico con tuo mente aferra:

le gran' richeze che hanno costoro,

c'ha' veder quelle, quando son le feste,

tutt'adornate di più drapi d'oro

nelle pelande loro e nelle veste,

ch'èn damaschini e broccati ricchi

e con più gioie che portano in testa.

E anche vo' ch'a questo dir t'apicchi

quant'è gioliva la lor portatura,

ch'a stimar questo la tuo mente ficchi.

Tutte son ricche donne per natura

queste ch'i' dico, di molti casati,

ch'a dir dell'altre già no·ne fo cura;

ma i' vo' ben che anche tu sì guati

a queste gioie che portano adosso

di più balasci grossi, ch'èn legati.

La quantità già dire non ti posso

di dïamanti e perle con rubini,

intro fermagli che nïun s'è mosso

sonvi smeraldi con grossi zaffini,

che a veder quelli è un'alegreza,

ché son di pregio di molti fiorini.

Han queste donne con lor tal richeza

in vestimenti e gioie nelli anelli,

tutte adornate con gran gentileza.

E visi lor son sì puliti e belli

che chi le guarda nelle lor sembianza

per leggiadria s'inamora d'elli.

Più che reine ciascheduna avanza

di be' costumi e di leggiadria,

oneste in vista e molte destre in danza;

e no·ll'abi nessuno in villania

di quel ch'i' dico ch'ell'è più assai

a farlo certo, per la fede mia.

E anche ti vo' dir quel che non sai,

ché d'ogni tempo non si può vedere

queste adornate come tu udirai.

Ma, stu volessi, per aver piacere,

vederne una gran parte, sì tti pensa

aspettar tempo, quand'egli è dovere,

del carnovale o quand'egli è l'Asensa,

ché tutte vanno al perdono a San Marco,

o quand'el doge una festa dispensa:

ogni altro tempo saria lor d'incarco

d'andar con tante gioie e legiadria.

E per dir altro questo dir travarco.

Ma i' ti giuro, sanz'altra risia,

han queste donne, quand'ell'è adornate,

sì grande aver che tti parà bugia:

più ch'ottocentomilia a gran derrata

son di ducati el valor di quelle,

che son costati a chi ll'ha comperate.

E anche ti vo' dire altre novelle

del grand'aver che hanno e cittadini,

che ha questa città in cose belle,

in argentier' tutte d'argenti fini,

come son cugilieri e più pironi,

taze, boccal', confettiere e bacini,

e altri argenti di più condizioni,

che hanno questi per loro adorneza,

ch'i' non ti so contar ne' mie sermoni:

ché, se ciò pensi, è una riccheza

sì grande a dir ch'i' nol posso stimare;

e della quantità non ho fermeza.

L'altre cose sì tti vo' contare

di lor mobilia ch'è 'n panni di razo,

che son felci e bancali, a non fallare.

Ma perché non mi tenghi per un pazo,

ti vo' contar degli altri ne' mie detti

che han costoro per aver sollazo:

molte cortine intorno a' lor letti,

con capoletti sì ben lavorati

con più figure e cacce con diletti,

che paion tutti vivi, stu gli guati;

tanti son fatti con gran maestria

che per gran pregio si son comperati,

ch'a dir la lor valuta par resia,

s'i' ti dicessi quel che costan loro,

ma nel mio dir non ti dirò bugia:

bene dugentomil'ducati d'oro

tengo per fermo queste cose vaglia.

E ancor più a dirti non dimoro.

I' voglio uscire di questa travaglia

per racontarti dell'altre adorneze,

ché per dir altro mia mente s'abaglia.

Hanno costoro ancor molte richeze

in più cortine di seta con oro,

con coltri ricche, ch'è di gran' belleze;

e altre cose che son di gran lavoro,

che le lor donne han fatto lavorare

con sete e perle ch'assa' costa loro,

ché son di gran valuta, a non fallare:

quest'è tal' cose che paiono imbratti,

che vale assai a volerli stimare.

I' non ti dico questo per gran' fatti,

ma perché sappi le lor condizioni

che di magnificenza sì son atti.

E vôti dire mie oppenïoni:

che ' cittadini ch'è 'n questa città

abi in mobilia, di più condizioni,

un grande avere, a dir la verità,

ma 'l numer d'esso non ti so contare,

per non fallire in questa qualità.

Ad altre cose mi conviene andare

e dirti e vestimenti di costoro,

che son di gran valuta, a non errare,

no·mettendo tra questi e panni d'oro

di molte sorte c'hanno e cavalieri,

che 'n questa terra tutti fan dimoro,

ma sol di gentiluomini e terrieri,

c'hanno panni di seta e di scarlatti

e d'altri panni ch'è di più manieri.

E per contarti ancora altri fatti,

vo' che tu sappi che son foderate

d'altro che pelli d'agnello o di gatti,

ma di che pelli t'arò ricordate.

Nella vernata, quand'è 'l fredo grande,

e anche a mezo tempo e nella state,

hanno costoro sotto lor pelande

foine e martori e chi ha zibellini,

lupi cervieri, ch'è di valor grande.

La state han pance e chi ha ermellini

e chi ha dossi di vaio di più ragioni,

qua' di mezo colore e qua' son fini.

Secondo ched e' sono le stagioni,

son queste veste così foderate

com'i' ti dico d'ogni condizioni:

chi ha maniche grandi e chi serrate,

ma que' che hanno le maniche aperte

di belle martore è tutte adornate,

ché tale spese si hanno soferte.

Èvi di quelle d'altra qualità,

a far di quello ch'io ti dico certe;

èvi di quello ch'èn d'altra bontà

che son zetani, rasi e chi zendadi

tòrti di grana e chi ha taffettà.

I' non vo' che 'n questo dir più tu badi,

ché per dirt'altro mi metto in esetto

e drieto a questo vo' ben che tu vadi.

E se nel dir non cometto difetto,

ti vo' contar quant'è in questa città

di schiavi e barcheruol' che sta a traghetto:

più che semilia, in buona verità,

ha questa terra barche e fissoliere

picciole e grandi e d'ogni qualità,

che vanno in quelle parti ov'è mestiere

e portan gentildonne e popolare,

e d'ogni man persone e forestiere.

A tutte cose che bisogna fare

si truova barche che t'hanno a servire

da ogni ora, se tu li vo' pagare,

ma niun di questi t'aràno a disdire:

da ogni tempo tu sarai servito

sì per andare e anche per venire

a Mestri, Chiogia, a Murano e Lito,

o 'n altra parte che ti bisognassi;

a tte starà a pigliare el partito,

ché pel guadagno ma' costor son lassi,

ma tutti son sì presti al guadagnare.

Di feste o d'altri giorni niuno stassi,

salvo che schiavi, ché non può andare

in altre parti fuor di questa terra,

ch'alle palate non posson passare,

se non con suo meser, se 'l dir non erra,

perché convengon stare a suo posta,

o altrimenti sentirebon guerra.

Le schiene loro e le lor polpi e costa

con un bastone saria bastonato

e di mazate n'arebe una posta,

che meglio gli saria non esser nato

ch'aver le bastonate ch'i' t'ho detto;

e molti sono che ll'hanno provato,

c'hanno comesso cotanto difetto

che 'l lor mesere gli ha messi in pregione

e po' gli hano venduti a lor dispetto.

I' vo' mutare un'altra condizione

e vôti racontar la voglia mia,

stu vòi udirla con discrezïone

e porra' mente alla mia fantasia

quel che nel mio intelletto dimora,

per uscir fuor di questa ricadia.

E mi convien che i' ti dica ancora

dell'altre cose ch'è 'n questa cittade,

e tutte a dirle non farò dimora,

ciascuna d'esse la suo qualitade,

ma forte mi sarà a racontare

a non uscire della veritade.

E per dir tutto sì vo' cominciare,

benché nel dire io arò travaglia,

ma altrimenti non vegio da fare.

E cominciando al Ponte della Paglia,

e' va pel Canal Grande di San Marco,

acciò che lla mia mente non s'abaglia:

questo canal, se nel dir non travarco,

è di lungheza ben presso a duo migli

e di largheza al trar di mez'arco.

Perch'i' non vo' che tu tti maravigli

e mia parola non ti paia amara,

intendi bene dov'è che llo pigli:

i' dico da San Marco a Santa Chiara,

seguendo giù come 'l canal ti mena

a dirittura, sanza far divara

de' canaletti per fugir la pena,

che hanno e barcheruol' per non vogare,

ché lla fatica lor leva la lena.

E di questo canal ti vo' contare

com'egli è pieno di be' casamenti

da ogni lato, a non voler fallare.

E acciò che tu creda ch'i' non menti,

e' v'è un sì gran numer di palazi,

fatti con grandi ingegni e sentimenti,

ch'abitar quelli v'è molti solazi,

ché costano a far quelli dimolto oro,

fatti per savi antichi e non per pazi.

E molte case non di tal lavoro

v'è, non sì grandi, ma da cittadini,

dov'elli stanno colle donne loro,

che son fornite di più magazini,

in su questo canale, a non fallare,

che ogni nave a que' vien vicini

– le lor mercatantìe che vien per mare –,

sicché gran destro fanno a esser presso

a tutti quelli nel discaricare.

A mme convien tornare pure adesso

intro 'l principio di questo canale,

per dirti d'altre cose ch'è in esso:

quivi ha più magazin' che tengon sale

per lo Comune, una gran quantità,

che a San Marco più ducati vale.

Allato a questi, a dir la verità,

v'è pel Comune fatto una doane,

che ogni nave a quella riva va.

E non ti paian queste cose strane,

perch'ogni cocca, galie e navili,

sinché si scarca, sempre quivi stane

d'ogni mercatantìe grosse e sottili

che a Vinegia vien da via di mare,

o di gran pregio o di pregio più vili.

E tutte quante si convien stimare

la lor valut'a pagare el dazio:

fra certo tempo si convien pagare.

A dir di questo non vo' più ispazio,

ma vo' tornare ove 'l canale imbecca,

ché a dir più di questo son già sazio.

Da l'altro lato sì v'è una secca

che fa un canal grande molto lungo

e chiamasi el Canal della Giudecca,

che d'adorneza d'esso non t'agiungo,

ma egli è d'ogni lato tanto ricco;

acciò mi creda col mio dir ti pungo.

Questa riccheza – è dov'io mi ficco –

è fatta per chi trafica e·legname

per gran' guadagni, c'ha questo m'apicco.

Da l'altro lato è chi concia coiame

da caligheri e d'altre condizioni,

e son tutti ricchi e non senton la fame;

e più artieri v'è d'altre fazioni:

èvi chi mette l'òr sopra le pelle

e chi di valonie fa munizioni.

Questa contrada ha molte case belle

da ogni gentiluon sì sitüate

che per dilletto molti abitan quelle,

non già lo verno, ma sì ben la state,

perché v'è gran dovizia di giardini,

co·molti gran' diletti, c'han lasciate.

Non creder tu che naranciari o pini

siano in quest'orti che ora ti dico,

che non son frutti da dare a' fantini,

ma vi son uve, pomi, pesche e fico

e melagrane e pere moscadelle

e altri frutti ch'i' non ti riprìco,

co·molti bossi, fiori e rose belle,

garofan' da Damasco e gigli assai,

e d'ogni fiore trovirrai in quelle.

Or i' ti vo' pur dir quel che non sai

e vo' tornare a dir più nobiltà,

che forse avanti lo sentisti mai:

egli è intorno a questa città,

fondati in acqua, molti munisteri

di donne e frari di gran santità.

La quantità a dir non fa mestieri,

né di che ordin non ti vo' contare,

ma lla più parte son donne terrieri.

Èvi di quelle che non vi può entrare

se non son gentildonne per natura

o di più nobiltà di grand'affare.

Tutte costoro son serrate in mura

e vivon tutte secondo el convento

e lla lor vita è vergenetta e pura

con gran discrezïone e sentimento.