V
I' veggio nella mente mia inserte
l'efige del mio ben, sì come equale
già mai la vedessi; e pur le mortale
membra sue belle in terra son coperte.
I' la riveggio, ed ella con isperte
parole sue liete: «Vedi queste ale
da su salire alla vita immortale?
Giù le sperai e su le truovo certe;
perché ben fùr volte mi' opre a Dio,
mentre ch'i' vissi giù con teco insieme,
or le früisco, com'è suo volere.
Solo lasciarti e 'l tuo lagrimar pio
molesti assai mi fùr, ma pur la speme
su m'inclinava al mio Fattor vedere».