VECCHIA SATIRA

By Emilio Praga

..... Rammento

una favola udita da fanciullo. Il buon vento

or me la riconduce tutta fresca: la narro.

La Cicala, la Talpa, il Bòtolo e il Ramarro

da molte albe tacevano nell'edere e nel loto.

Il giardino pareva attonito ed immoto,

e dal loto e dall'edere correano invide occhiate

dietro il vol di Libellula dalle ali dorate.

La leggiadra creatura, bianca come la neve,

fulgida come l'astro e come l'aura lieve,

vedea sotto le spire della sua danza folle

insuperbirsi i petali, schiudersi le corolle:

rose, geranii, mammole, anemoni e giacinti,

come da un vago fascino di arcana ebbrezza avvinti,

si curvavano, quasi invitando umilmente;

il cielo era sereno, limpido, trasparente,

la farfalla volava, e volava, e volava;

or su un cespo, or sull'altro un attimo posava,

e via, via, nell'azzurro, ratta, vertiginosa,

dalla mammola al giglio, dal geranio alla rosa,

come chi cerca alcuno nella folla, né il vede,

s'alza, scende, fa sosta, si dilegua, riede...

È sparita! — Ma dove? — Dove il vento conduce:

forse in fondo alla tenebra, forse in mezzo alla luce...

Come appena disparve il fulgor di quell'ale

i Bòtoli, i Ramarri, le Talpe e le Cicale

intuonarono un inno; i minuscoli insetti

cantarono alleluia, e dai solchi reietti

s'alzò un coro di festa. “— Era troppo superba!

— Mai non volle fermarsi per cinguettar coll'erba!

— Sdegnò sempre dell'orto la procace verdura!

— Del limo in cui cantiamo pareva aver paura!”.

Oh! triste a dirsi! fiori!... i fiorellini anch'essi,

poiché fur nella disputa per alcun po' perplessi,

diedero poi ragione ai bruti e alla cicoria!

Le favole ritornano care nella memoria,

come il primo giuocatolo e come il primo amore;

ma poi, quando più invecchia e si fa triste il core,

ci avvediamo, sgomenti, che favole non sono. —

Chieggo a cui ciò non piaccia umilmente perdono.