VERITÀ

By Emilio Praga

Ho il canto dell'upupa,

ho il viso di un prete,

le penne di un passero

sfuggito alla rete,

fanciulla, per essermi

sì cruda e severa?

Se' tu inespugnabile,

mia bella trinciera?

Che filtri, che spasimi

fan d'uopo al tuo cuore,

perché mi rimuneri

di un raggio d'amore?

Vuoi dunque ch'io lagrimi,

ritrosa romana,

al par delle statue

di piazza Fontana?

Ch'io vada pescandoti,

per darti la cena,

nel nostro naviglio

delfino, o murena?

Ch'io danzi coi trampoli

su un filo di seta,

che un ago ti fabbrichi

di carta o di creta?

Ch'io strozzi un canonico

coll'irte tue chiome,

ch'io fermi l'elettrico

gridando il tuo nome?

Ch'io rubi nell'etere

di stelle un collare,

o fili il tuo strascico

col raggio lunare?...

E sì che le bubbole

potrei qui finire,

se avessi la voglia

di farti arrossire,

fanciulla, dicendoti

la prosa del vero:

— Ho d'oro penuria,

son grullo se spero. —