VI
Quelle lagrime amare e quei sospiri,
Che rompendo rigar vidi un bel petto,
Mi rendon questa vita a tal dispetto,
Che il viver più più doppia i miei martiri.
Occhi leggiadri, ai cui cortesi giri
Vissi colmo di gioia e di diletto,
Quando fia mai che 'l sen, d'amor ricetto,
Vegga tranquillo, e voi rasciutti miri?
Ben fôra tempo omai ch'a l'aspra pioggia
Del vostro pianto e de' sospiri al vento
Donasse la Fortuna un fin sereno;
Ma io nol spero, e crescere in tal foggia
Cagione al sospirar e pianger sento,
Che forza è ch'anzi tempo io venga meno.