VI
Premia costui del merto suo, Signore,
tal nequità consiglia al ciel nimica,
cagion d'ogni esterminio e vïolenza,
mal consigliato e mal consigliatore,
che vuol dannar virtù giusta e pudica!
Lascio il giudicio alla tua coscienza:
del ben dar premio e del mal penitenza.
A voler che ragion non si commova
e la buona equità non sia perduta,
sperïenza è veduta,
ché tanto nuoce 'l mal quanto 'l ben giova.
Licito adunque è aver quel ch'altri brama,
e chi 'l mal chiede o chiama?
El simil appetisce il suo simìle.
Nella virtù senile
si riconosce ogni passato errore,
qual sia cagion di danno e disonore.
Come inanzi al furor mal c'è riparo,
danno e sospetto a dar vita noiosa
ti faran dotto di quel che non sai.
Se 'l dolce si conosce per l'amaro,
qual meglio è: morte o vita sospettosa?
Come tu guerra assaggi, lo saprai.
Senza sospetto non fu guerra mai,
né ver amor negli animi dubbiosi,
perché le lor virtù non son perfette.
Nuove e diverse sette
vedrai levar fra gli uomini sdegnosi,
pensar penando agli estremi partiti.
De' morti e de' feriti
metti ad entrata, gran copia n'avrai;
perché, stù metterai
fra 'l fuoco e 'l ferro il tuo bel tenitoro,
spera del presto mal tardo ristoro.
Guerra fa gli uomin falsi usurpatori
e fa que' che son buon reputar tristi
e i vizî sommamente commendare.
Guerra fa tenebrosi i nostri cori,
pien d'iracondia, paventosi e misti;
zezzanie e pretenzion fa generare.
Quest'è certezza da considerare:
che, dove nasce guerra, muor giustizia
e a' grandi alle volte il pensier falla,
che peggio che alla stalla
son morti con miseria e con tristizia,
senza poter chiamarsi in colpa a Dio.
Questo ufficio è del rio
nostro aversar, ch'è d'ogni pace privo,
e chi gusta suo civo
passa sua vita in peccabil tormento;
poi gli dà morte eterna in pagamento.
Guerra consente i fraudulenti torti,
ostinazion da non s'amendar mai,
e ragion e pietà star in catena,
ruberie, 'ncendî e violenti morti,
gli strupi, gli adulterî e gli altri guai,
che son de' frutti che la guerra mena;
e i pargoli innocenti portar pena,
che vivien lieti negli anni tranquilli,
venire a' gran supplicî e crudeltade,
con qual severitade!,
morti, rubati, diventar pupilli,
perdere i padri a repentina fine
e le madre meschine
fuor del patrial nido in parte strane,
chiedendo l'altrui pane
con vergognezza e con dogliosi prieghi,
cagion d'altro mal far, s'è chi gliel nieghi.
L'antiche inimicizie e divisioni,
lo sparso sangue l'un coll'altro insieme
per questo non mancò, ma crebbe sdegno.
Quel fugge il mal che fugge le cagioni;
biasimo nasce adosso a chi nol teme,
che poi non gliel può tôr forza né 'ngegno.
Chi perde sé non ha più caro pegno,
né ragion né ventura alfin l'aita
e poco giova al mal torcere il grugno.
E forsi mangia il prugno
tal padre, che la pena è stabilita
a chi senza sapor n'allega i denti.
Figliuoli e discendenti
per l'altrui colpe a lor toccâr le sorte;
per sì malvage e torte
vie ne conduce il protervo furore,
ché mal s'amenda il conosciuto errore.
Guerra fa disamare il bene amato
e fa il nostro pensier dal ben partire,
favoreggiando i mali operatori.
E chi dal ben si trova seperato,
ogni suo passo va verso il perire
e tutti i suoi sentier son più peggiori.
Quante iniurie inghiottîr, quanti rancori
fuor d'ogni virtüoso e buon costume,
che par bello il tacer la cosa lada!
Quanti gîr per istrada,
che la lor sepoltura è stata il fiume,
senz'altro orribil mal che non si noma!
Quanti pelâr la chioma,
c'hanno del mondo fatto ogni lor gloria!
Questo è fummo di boria:
presto lassar, chi longamente afferra,
quando il valor di su il colpo diserra.
— Canzon, ricorda a chiunque tien dominio
che 'l savio antiveder non fallì mai.
Se consiglio gli dai,
di' che la voglia non vinca il dovere;
né si vuol mal pensar nel ben sedere,
ch'al fin se ne può trar questo costrutto:
pace ha 'l ben possedere,
guerra per morte è cagion d'ogni lutto.