VI

By Pietro Metastasio

Ascolta, amico Tirsi, ascolta, e credi

Ch'io ti parlo col cor. Pietà mi fai,

Tremo per te. Chi ti consiglia, o stolto,

A fissar le pupille in volto a Nice?

Ah guardati, infelice:

Cadrai ne' lacci suoi. Nice è vezzosa,

Pur troppo anch'io lo so; Nice ha nel viso

Un dolce non so che, che a tutti è grato,

Che nessun sa spiegar, che in vano ogni altra

Emula ninfa ad imitar s'affanna:

Ma quanto, ah tu nol sai, quanto è tiranna!

Io lo so, che il bel sembiante

Un istante, oh Dio! mirai;

E mai più da quell'istante

Non lasciai di sospirar.

Io lo so; lo sanno queste

Valli ombrose, erme foreste,

Che han da me quel nome amato

Imparato a replicar.

Se credi a que' soavi

Atti cortesi onde adescar ti vedi,

Se a quegli sguardi credi

Che languidi e furtivi

Fissa ne' tuoi, se a quel parlar ti fidi

Che sì poco promette

E fa tanto sperar, pietosa, amante

Già tua la crederai.

Ah pur io l'ho creduto, e m'ingannai.

È lusinga, è follia: Nice non ama

Che de' begli occhi sui

Il trionfo in altrui: Nice non gode

Che al vedersi ogni dì crescer d'intorno

De' miseri la schiera: i nuovi alletta,

Gli antichi insulta; e pur non v'è chi possa

Uscir di servitù. Non so qual sia

L'incognita magia, l'arte che impiega:

So che sprezza e innamora, offende e lega.

Mai, se di lei t'accendi,

Mai non sperar più bene;

Sempre le tue catene,

Sempre dovrai soffrir.

Se vorrai fido amarla,

Riposo non avrai;

Se penserai lasciarla

Ti sentirai morir.