VI
Ascolta, amico Tirsi, ascolta, e credi
Ch'io ti parlo col cor. Pietà mi fai,
Tremo per te. Chi ti consiglia, o stolto,
A fissar le pupille in volto a Nice?
Ah guardati, infelice:
Cadrai ne' lacci suoi. Nice è vezzosa,
Pur troppo anch'io lo so; Nice ha nel viso
Un dolce non so che, che a tutti è grato,
Che nessun sa spiegar, che in vano ogni altra
Emula ninfa ad imitar s'affanna:
Ma quanto, ah tu nol sai, quanto è tiranna!
Io lo so, che il bel sembiante
Un istante, oh Dio! mirai;
E mai più da quell'istante
Non lasciai di sospirar.
Io lo so; lo sanno queste
Valli ombrose, erme foreste,
Che han da me quel nome amato
Imparato a replicar.
Se credi a que' soavi
Atti cortesi onde adescar ti vedi,
Se a quegli sguardi credi
Che languidi e furtivi
Fissa ne' tuoi, se a quel parlar ti fidi
Che sì poco promette
E fa tanto sperar, pietosa, amante
Già tua la crederai.
Ah pur io l'ho creduto, e m'ingannai.
È lusinga, è follia: Nice non ama
Che de' begli occhi sui
Il trionfo in altrui: Nice non gode
Che al vedersi ogni dì crescer d'intorno
De' miseri la schiera: i nuovi alletta,
Gli antichi insulta; e pur non v'è chi possa
Uscir di servitù. Non so qual sia
L'incognita magia, l'arte che impiega:
So che sprezza e innamora, offende e lega.
Mai, se di lei t'accendi,
Mai non sperar più bene;
Sempre le tue catene,
Sempre dovrai soffrir.
Se vorrai fido amarla,
Riposo non avrai;
Se penserai lasciarla
Ti sentirai morir.