VI1
Ma via più miserabile è lo stato
di quei che son rinchiusi entro le mura:
veggion machine farsi in più d’un lato
e d’altezza tremenda e di figura;
e poi ch’ a molti il cibo è già mancato
ch’è più caro per uso e per natura,
cerca la fame insolite vivande
e faria saporose anco le ghiande.
Però che quando in que’ confini apparse
il vincitore essercito cristiano,
non potette alcun frutto anco ritrarse
da le biade immature e culte in vano,
e furon l’anno inanzi avare e scarse
le terre e misto dièr con loglio il grano.
Ben il re vettovaglia avea raccolta
quanta averne poté, ma non fu molta;
e quel che ne raccolse egli comparte
a i soldati e al popolo robusto,
che le vigilie e l’opere di Marte
sostener possa e gir di ferro onusto.
Al debil veglio o poca o nulla parte
fa l’inclemenza del tiranno ingiusto;
né men consente (come è stil di guerra)
ch’escano fuor de l’assediata terra.
E dice anzi voler che l’innocente
plebe l’inutil alma essali e spire
che dar notizia a la nemica gente
di lor difetto, ond’ella prenda ardire.
Ad or ad or l’imagine dolente
di morte uom vede ovunque gli occhi gire,
ed ode un mormorio flebile e cheto
accusar quell’iniquo empio decreto.
Dimostra alcun pallida faccia e scema,
occhi cavi ed oscuri, essangui vene;
la man langue e la voce, e ’l capo trema,
e mal le gravi membra il piè sostiene.
Ma più d’ogn’altra la vecchiezza estrema
e l’acerbetta etade a patir viene,
onde tal volta in su le nude strade
(miserabile corpo), alcun ne cade.
Un fatale spavento entra nel core
di chi ciò mira, e un giel corre per l’ossa;
ma raro è quel che l’altrui morte onore
d’alquante amiche lacrime e di fossa.
La pietà superata è dal timore,
l’umanità da’ petti umani è scossa;
così stando le cose, intollerante
al re se ’n venne e disse il fero Argante:
– E insin a quando sosterrem noi questa
vergogna di sì lento e vile assedio?
Mancherà tosto il cibo, e non ci resta
fuor che ’l ferro e l’ardire alcun rimedio,
e tu pur ci tien chiusi in sì molesta
dimora, ove il digiun n’uccida e ’l tedio,
e pèra con la vita il nostro onore,
ch’uom morendo di fame infame more.