VI.

By Ugo Foscolo

Non de' cantati secoli

Invidio i giorni aurati;

Purché tu il voglia, vivere

Potremo i dì beati.

Tu m'ami, io t'amo; un docile

Legame ambo ci annoda;

Tu me non credi instabile,

Da te non temo io froda.

Così gioia con Melide

II Pastorello un giorno

Che per sentiero incognito

La trasse a rio soggiorno.

Ma deh! ch'il puoi, l'imagini

Lascia di moda, e ognora

Sol di piacer desidera

A chi solo t'adora.

Bella tu sei, più candida

Non fia che tu sia mai

S'anco ti desse Cinzio

I fulgidi suoi rai.

D'Amor, di Fé, di Venere

Antica è pur la face,

Ma nuova è ancor che amabile,

E nuovo è ciò che piace.

Mentre il cantor di Cintia

Seco ad amar l'invita,

Le dice; amor è semplice

Odia beltà mentita.

Negletta è ver, ma lucida

La chioma è di Nerea:

Tu incolta sembri Pallade,

Colta non sembri Dea.

Cresce la rosa, e innostrasi

Fresca da sé soltanto;

Più dolce è senza artefice

Degli augellini il canto.

Pari alle Dive Olimpie

Elena ergea le chiome

Ma ognor fra gli anni d'Elena

Vive esecrato il nome.

Non perch'io tema, o tenera

Amica, di tua fede;

In sì bei volto ingenuo

La purità risiede.

Risiede sì; ma candida

Di fregio altro non cura;

Ed ha ragion, che vendica

I dritti suoi natura.