VI

By Vasco (e colleghi) Cai

Colleghi, siamo a far l'ultimo passo

poiché pian piano la lancetta gira:

si pagherebbe, ritardando, il chiasso

perché a casa qualcuno ci sospira;

in tono canterem sí mite e basso:

la forza che ci ha data la natura

stasera son chiamato a sostenere

e con la forza nun c'è da temere.

Ognuno nei suoi modi e sue maniere

cercherà poi di prenderlo vantaggio,

tu della forza che ce l'hai il potere

e tu che ancor sei pieno di coraggio;

l'astuzia mia vi farò vedere

appena in moto è messo l'ingranaggio:

affronto il forte, affronto il risoluto

col mio valore di esse' un uomo astuto.

L'uomo che ha del coraggio è un uom temuto,

l'uomo che va mostrandosi alla gente

con il suo fare ardito e risoluto

è senz'altro degli altri il più potente;

che importa d'esser forte e d'esse' astuto

se ti manca il coraggio certamente?

Quando si mette male la parata

allor fai presto a batte' in ritirata.

Non citar le prodezze di un'armata,

è la forza la base principale,

questa forza dovunque è ricercata,

senza la forza si cammina male;

la terra è dalla forza equilibrata,

contro la forza argomentar non vale,

l'astuzia ed il coraggio poco sono

quando che a mezza strada li abbandono.

La forza è un materiale dono,

il coraggio ad un pazzo spesso vedi,

ma io alla circostanza vi perdono

se tu la facoltà me la concedi;

hai detto « se domani vi abbandono » …

non sei con la tua forza che provvedi'

se un condottiero 'un fosse un uomo astuto

un esercito, vedi, e' gli è perduto.

Abbiamo di recente noi veduto

volare inelli spazi siderali,

lì 'n occorreva d'esse' un uomo astuto

e nemmeno aver forza nelle ali,

occorreva un coraggio risoluto

per compiere quest'opere immortali:

dunque se si vuol tanto vantaggio

bisogna aver nel cuor tanto coraggio.

Cerca un dir più poetico e più saggio:

se dei voli spaziali mi ragioni,

ben poco spazio qui tiene il coraggio,

se bene osserverai le sue funzioni;

la forza ci può dar vita e vantaggio,

gli strumenti saranno ottimi e buoni,

se di terra la spinta non è forte

ti lanci solo per trovar la morte.

Valor d'ingegno, di una astuzia a volte!

Perché l'uomo ch'è pieno di coscienza

studiando astutamente apre le porte,

e colla astuzia é che si fa partenza;

unitamente all'omo ancor più forte

anche il coraggio fa la sua presenza,

ma a volte può cadere un risoluto

ed anche un forte poi inanzi a un astuto.

Leggendo sulla storia ho ben veduto:

al tempo delle antiche caravelle

trovi un Colombo, si, ch'è un uomo astuto

e di cose sapea di molto belle;

ma se un viaggio tale ebbe compiuto

ed affrontava i nembi e le procelle,

se affrontava l'oceano periglioso,

vol di' che quello è un uomo coraggioso.

Cerca piuttosto un uomo valoroso,

sarà sempre la forza che lo impone:

disse Cesare un giorno vittorioso

« il dado è tratto », e passa il Rubicone

forte della sua forza, ardimentoso;

la forza è necessaria nell'azione,

e come al mondo impallidì la fronte

ce lo potrebbe dire Orazio al ponte.

Con le sue astuzie ben precise e pronte

(e questa storia ormai tutti la sanno),

quando il nemico a loro era di fronte

concrea eroi dell'italico panno;

anche Colombo avea l'idee ben pronte:

quando la ciurma presa è dall'affanno

d'astuzia te la forma una raccolta

e la ciurma si cheta e 'un si rivolta.

Sento la tua eloquenza è molto sciolta;

guarda, col mio coraggio non fo tardi

a contraddire qualche frase stolta:

ricorda un coraggioso Garibaldi.

Di mille soli fece una raccolta,

ma siccome non erano codardi,

col coraggio che in cuore li spingeva

l'esercito borbonico vinceva.

Se quest'uomo la forza non aveva,

mio collega, facea ben poco o niente,

se un esercito in campo discendeva

e con molto ardimento, specialmente

perché la forza sua lo sosteneva;

è la forza la vita dell'ambiente:

se in campo brami di fuggir la morte,

bada non t'incontrar con il più forte.

Ma con l'astuto non avrai buon sorte,

la natura dà spazio e ben concede:

quel Garibaldi in quelle strade torte

lungimirante astutamente vede;

quando a Marsala giunge giù alle porte

e quando i Mille ci hanno messo il piede,

li sparpaglia, li mette in varia fila

astutamente e sembran centoemmila.

Ancora proseguiam sulla trafila,

la storia ricalcando ricordiamo:

un Pietro Micca metti in prima fila,

un uomo coraggioso lo troviamo;

dei Francesi veniva un centomila

ma quest'uomo soletto è che troviamo,

colla miccia sua sbarrò le porte

e col nemico suo trovò la morte.

Pugnando trionfò l'uomo più forte:

se un Ariosto ci parla di un Gradasso,

di un Rodomonte incontra miglior sorte,

con la forza avanzò passo per passo;

Torquato Tasso mentre stava a corte

ci parlò dell'intrepido Circasso,

quando si tratta d'impugnar la spada

soltanto con la forza apre la strada.

L'astuto, sappia ognun, si persuada

perché forza maggiore è quella mia:

c'è un giovinetto, non adoprò la spada,

se ti ricordi Davide e Golia;

il fatto solo qui vi persuada,

l'astuto affrontasi qualunque sia,

nel mondo più oscuro e più tetro

chi è astuto, sappi, non ritorna indietro.

Citando vai stasera un fatto tetro,

citandomi di Davide e Golia,

ma se ritorni col pensiero indietro

questa tesi senz'altro gli è la mia:

un giovinetto che non ha uno scetro,

ma credo un pastorello che ne sia,

affronta un buon guerrier, forte e sì saggio.

Guarda che ci voleva del coraggio!

La forza sta come del sole il raggio

mentre che scalda e illumina il creato

e che dà vigoria pure e coraggio:

ma questo, ti domando, dove è nato?

Con la forza prosegui il tuo viaggio

quando e dovunque ci sarai chiamato,

con la forza il terreno si dissoda

che ci procura da mangiar per moda.

L'astuto è che ti guarda da una proda

l'opera grande, oh, del tuo lavoro,

e se germoglia bene anche lui goda

perché gli è 'l frutto poi del tuo tesoro;

lavori forte se la terra è soda,

quand'hai prodotto io mi unisco al coro

e vengo alla tua mensa astutamente,

sempre a guardarti, a lavorar mai niente.

Parlandoci altrettanto francamente,

specialmente 'n lavori campagnoli,

nel cielo un rombo di tuonar si sente

e la grandine spacca e porta duoli:

il lavoro è fuggito indubbiamente,

tu piangi con la moglie e i tuo' figlioli,

ma se ancora vuoi far nuovo tesoro

prendi ir coraggio e ritorni al lavoro.

Che coraggio è cotesto, chiedo e imploro,

se oggi vedi fiorir la bionda messe,

frutto di una fatica e di un lavoro,

paradiso di sogni e di promesse!

È il braccio del colon che ti offre d'oro,

è il braccio del colon che tutto intesse:

bacia la mano ruvida e callosa

che oltre il coraggio dà ben altra cosa.

Intanto nella gloria tu riposa

che io della mia astuzia non mi privo,

l'opera tua mi restò noiosa,

astutamente resterò inattivo;

perch'é la forza che ti è vantaggiosa,

che ti conferma un senso positivo

e chiedi forza a quel supremo Iddio,

stanne sicuro che so vive' anch'io.

Qua c'è una cosa che confermo io:

prendiamo una sventura familiare,

che tutto il bene ne vada in oblio,

quarche congiunto ci venga a mancare;

se questo, si suol dir, l'ha preso Iddio,

se si vole qualcuno consolare,

si adotta per conforto un tal linguaggio:

gli si dice « suvvia, fatti coraggio ».

Ma mi dovreste dir quale vantaggio

attinge da quel dire passeggero!

Aprirci si potrà solo il passaggio

co' il braccio forte, ardimentoso e fiero.

Ho ben capito pure il tuo linguaggio,

l'astuzia è della volpe, questo è vero,

ma se dovesse mettersi in azione

che può contro la forza di un leone?

La favola d'Esopo mi dà ragione,

forse l'avrai letta e avrai veduto:

e specie alla foresta, dice, un leone

si confrontava con un topo astuto;

astutamente in difesa pone

ed il leone che sentiva il fiuto:

la pena del leone restò vana,

gli fece « maramao » e entrò alla tana.

L'opera del coraggio non è vana.

L'opera del coraggio è quasi un niente.

Mi lassi da una parte un po' lontana.

Abbi pazienza, sarò più coerente.

È la forza del mondo la sovrana.

Pure l'astuzia tienila presente.

A questo punto credo sia opportuno

di prender la ragione un po' per uno.