VI2
Or qui giungendo Argante altero grida
in voce di terrore e di spavento;
e sovra sua ragion, di morte sfida
ciascun che di pugnare abbia talento.
Il normando Engerlano, il qual confida
rintuzzargli l’orgoglio e l’ardimento,
dal capitan d’irne primiero ottiene,
e s’arma gonfio di fallace spene.
Una schiera de’ Franchi anco s’appresta
ed accompagna il suo campione in guerra:
quegli e questi la lancia a un tempo arresta
e sotto l’arme si raccoglie e serra.
Fère Engerlano il gran nemico in testa,
ma quegli lui con maggior colpo atterra,
sì che langue il normando e del suo ardire
la gloria premio fu, pena il morire.
A la destra la spada, al capo toglie
il vincitor circasso il ferreo pondo;
e tutto altier de l’acquistate spoglie,
sprezza i cristiani e tiene a vile il mondo.
Spinto da generose ardite voglie
Roberto di Norgalle uscì secondo;
ma ruppe l’asta indarno, e fu nel collo
ferito sì che diè l’ultimo crollo.
La fredda mano e ’l grave corpo essangue
d’arme spogliati fur come di vita;
e mentre egli morendo in terra langue,
Argante gli altri minacciando invita:
– Ecco, – dicea – cristiani, il vostro sangue,
ecco le spoglie de la coppia ardita:
or chi verrà che sovra me si creda
di vendicargli e racquistar la preda? –
Con sì fatte parole a la vendetta
de’ magnanimi Franchi il core accende.
Già Clotareo è in arcione, e solo aspetta
il cenno di Goffredo e l’asta prende,
e se ne va così che ’n minor fretta
libero pardo a salti il corso stende;
l’altro incontra gli move, e in mezzo al campo
ferìrsi a gli elmi, e parve uscirne un lampo.