VI
D’intorno ad un pensier sempre s’aggira
la vita stanca e fral ch’a forza io porto,
e quanto indi le ven pace e conforto,
tanto ella in mezzo il duol vive e respira;
ché sì dolce il cor dentro ascolta e mira
duo vivi soli, un parlar saggio, accorto,
ch’io ne ringratio chi m’ha preso e morto,
ed ho la libertate a sdegno ed ira.
Oro, perle, robini, avorio ed ostro,
bella honestà con le tre Gratie al volto
veggio di tal che insieme arde e consola.
Dicalo Amor, ch’a mortal lingua è tolto:
ché, s’a pena il pensier parte n’invola,
come il potrà ridir caduco inchiostro?