VI
Beatissimo padre, in cui si posa
il vero frutto della fede nostra,
col qual tu puoi far l'alma glorïosa,
Iddio è 'n te, e per te ci si mostra,
avendo posto in tuo propia balìa
lo sciogliere e 'l legar la gregge vostra.
Egli è gran cosa che tu ver padre sia,
senza generazion, di tanti figli,
quanti ne vede il sol nella sua via.
Padre, non se' dagli umani consigli
eletto, ma da Divina Providenza
il nom prendi per trarci di perigli.
Quant'è inestimabil tuo potenza,
che tu possa punire e perdonare
senza satisfazion o penitenza,
e più che puoi largamente donare
in terra quel ch'a te di sopra è dato!
Adunque il cielo e 'l mondo puoi curare,
né mai il priego tuo è dinegato,
perché il voler di Dio teco s'accosta,
tal ch'è precetto il suo aver pregato.
Tu, padre, puoi sol dare a tuo posta
a tutti quel che tutti non potrièno
dare a te mai, con la voglia disposta.
Tu se' di tante grazie ed onor pieno,
che 'n terra ripresenti il sommo Dio,
operando giudicio del suo seno.
Ma 'l divin provedere, al parer mio,
tanto la santa madre Ecclesia pregia,
che per te in essa ha mostro il suo disio.
E perch'ella divenga più egregia,
fra le città cristiane per più degna
ha scelto l'onorata alma Vinegia;
e perché mai in fallo non disegna,
ne trasse te, Santissimo Pastore,
in cui giustizia e santimonia regna.
Tu se' degli arroganti il punitore,
essalti gli umil con termine grato,
e delle giuste imprese se' il motore.
Tu se' colui c'ha 'l secol onorato,
e che farai tornare a lega pura
qualunque contro a te si sia voltato.
Filice è per te fatta la natura
perché 'l tuo ben s'estenda ne l'umano,
e lo divin potere è in creatura.
Filicissimo il populo cristiano,
sol per averlo Iddio dato in governo
a tanto degno ed ottimo guardiano!
Tu se' 'l vero legame e 'l vero perno,
il qual contien l'un e l'altro emispero,
e, come vuoi, puoi far ciascuno eterno.
Tu hai de' corpi e dell'alme l'impero,
né senza gran cagion l'ha Dio concesso
con l'autorità propria di san Piero;
per la qual cosa io giudico e confesso
gran don che la Divina Sapïenza
sé abbia e noi in te proprio rimesso.
Però io non appello a tuo sentenza
nelle gran cose, quanto maggiormente
esser non dee nell'altre differenza.
Tu savio, tu benigno, tu clemente,
riducerai col tempo sotto 'l manto
ciò che ragione ed onestà consente.
Potrà bene indugiare o tanto o quanto,
ma e' convien che si venga a quel fine,
ch'è per te disegnato, Padre santo.
Ragion non è che contro a tue divine
imprese alcuna pugna durar possa,
che 'n breve non ne segua gran ruine.
Nessun non fece mai contra Dio mossa
che presto non rüisse del suo seggio:
chi più alto si truova ha più percossa.
Beatissimo Padre, io odo e veggio
gravissimi perigli de' cristiani,
e che l'andrebbe so di male in peggio.
Ma così come ci porrai le mani,
piglierà il cristianesimo speranza
reprimer il furor de' barbar cani.
Il poter tuo dà a' fedel baldanza,
e a' Turchi spavento e gran temenza,
c'hanno sol dubio della tuo possanza.
L'umana e la divina reverenza
in te sol giace, e dimostrar lo puoi,
e vedrassene chiara esperïenza.
Adunque salverai i popul tuoi,
sì che felice ne sarà Italia,
tornando negli antichi termin suoi.
Tuo volere e poter, con veloce alia,
darà stupore a tutto l'orïente,
se la gregge cristiana il ver non palia.
O Padre santo, tu se' in ciel potente;
per certo in terra non si può negare
ch'alcun sia a tuo forze resistente.
Ma non supplisca il potere ovviare
le forze della turba aspra infidele,
ch'è di bisogno averli a superare,
per ridurre il domin turco e crudele
sotto 'l governo del tuo divo manto,
il qual so che far puoi co' 'mpune vele,
perché Dio ha permesso, Padre santo,
cognoscendoti sì giusto e prudente,
che tu ponga silenzio al nostro pianto.
A questo dee concorrer ogni gente,
qual è lavata dal sacro battesmo,
senza esser pigra, tarda o nigligente.
A tua obidïenza è il cristianesmo,
però ti seguirà picciol e grande,
ubidendo più te che se medesmo;
per ragion vera ed essemplo si pande
che la vittoria senza niego fia,
se 'l vessillo di Pietro s'apre e spande.
Ed a fine che tale effetto sia,
il tuo alto volere unisca insieme
l'italice potenzie tutte in pria.
Ver Pastor, delle triste barbe il seme
trai del tuo cultivato e fertil campo,
là onde ogni resia e scandal preme.
So che se' mosso da sì caldo vampo,
che non varrà opposizion, che faccia
l'avversario, ch'arà l'ultimo inciampo.
Trarraci di fortuna, e 'n gran bonaccia
condurrà noi il tuo fermo proposito,
il qual tardo non fia, s'alquanto avaccia.
Meschino a quello, il qual farà l'opposito
ch'ordinerà l'apostolica sedia,
che porrà l'alma e lo stato in disposito!
La providenzia tua so che rimedia
a' mancamenti e' superflüi scema,
e del degno operar mai non si tedia:
però veggio a tuo testa un dïadema,
composto di giustizia e temperanza,
di caritade e fede sì supprema,
di fortezza, prudenza e di speranza
più nobil che non son le gemme o l'oro,
tal che l'antiche e le moderne avanza.
Tu se' di stirpe nobile e decoro,
e di famosa e nobile cittate,
conservante di legge e di tesoro;
onde convien che la tuo santitate
preceda qual ma' sedette al papato,
rispetto a ciascheduna dignitate.
Adunque il più temuto e 'l più amato
se' e sarai, ché tanto ben provedi
che l'universo ne fia onorato.
Santissimo Pastor, se a me concedi
grazia, se 'l voler mio in ciò non erra,
ch'i' baciar possa un de' tuo santi piedi,
più filice uom di me non sarà in terra.