VI
Canti ciascuno a me di grazia degno,
quando il conduco nel mio dolce regno.
Non si turbi nïun, quando ha passato
degli anni giovinili il vago tempo,
perc' ha sua parte in sedia trïunfato.
Lascilo omai a chi più giugne a tempo,
ben che gli paia grave e assai per tempo,
quando la rota gira in altro segno.
Canti ciascuno a me di grazia degno,
quando il conduco nel mio dolce regno.
E quando il giovinetto è più felice
lamentar non si dee, ma dee pensare
che io le son madre e perfetta notrice;
quando il beato regno il fo passare,
miri lo loco e dove dee posare,
ché poi non caggia senza aver ritegno.
Canti ciascuno a me di grazia degno,
quando il conduco nel mio dolce regno.
Nulla ragione ha ver me far lamento,
se alcun, non come vuole, in sedia siede,
perché cagion non ho di suo tormento,
poi questi ingrati Fortuna possiede,
ruvinandolo al fondo, ove el non crede,
fin che la vita gli vien quasi a sdegno.
Canti ciascuno a me di grazia degno,
quando il conduco nel mio dolce regno.