VI

By Francesco Bolognetti

Alberico più volte anchor già prima

d'hora con lettre m'hai pregato molto

a volerti talhor scrivere in rima.

Ma sappi, o Salentin, che ad altro volto

l'animo havendo, a ciò più non attendo,

perch'io mi trovo in varie cure involto.

Oltra di ciò con man tocco e comprendo

ch'esser poeta mediocre è poco,

anzi nulla, e però l'armi a voi rendo.

Egli è ben vero, che per scherzo e gioco

tra la Savena e il Rhen più giorni andai

favoleggiando con stil basso e roco,

mentre Constante e gli altri heroi cantai,

sì de l'imperator prigion devoti,

né giunsi d'Arno in su la sponda mai.

Onde con forti giuramenti e voti

conchiusi al tutto di lasciare i versi,

visto i dissegni miei d'effetto voti.

Sol mi doglio e mi cruccio che in diversi

lochi sian molti de' miei parti inculti,

e in varie mani hor qua hor là dispersi.

Quei, che appresso di me restaro occulti,

e quei c'ho rihavuti fino ad hora,

severo patre, ho di mia man sepulti.

E vò ricuperando gli altri anchora,

acciò che d'essi non rimanga segno,

e tutti estinti sian prima ch'io mora.

Ma tu, che a questa età d'arte e d'ingegno

non trovi chi t'avanzi o giunga al paro,

rinova il tuo cantar pregiato e degno.

E benché in questo secol nostro avaro

non habbi premio alcun che agguagli il merto,

farai te stesso almen per tutto chiaro.

Quel bel sentier, che a me fu chiuso, aperto

per te veggio, e quel monte ameno e piano

che a me in tal guisa apparve horrido et erto.

L'Arno sì dal mio Rhen poco lontano,

e che sì poco ha l'acque sue profonde,

già di solcar tentai più volte in vano.

E tu quel non pur solchi, ma per l'onde

vai sicuro e del Tebro e del Cephiso,

col capo cinto d'honorata fronde.

E con le Muse intento Apollo il viso

ti volge e lieto ascolta, che il poeta

Thebano o il Venusin d'udir gli è avviso.

Oltra di ciò la mente hai chiara e queta

che travagliata e torbida sovente

i bei concetti suoi d'esprimer vieta.

Forse dirai: “Chi può saper mia mente?”

ma non appar già cosa in te di fuore,

ond'altro possa giudicar la gente.

Questo pur veggio chiar, ne prendo errore,

che a l'inglesa ben puoi segnarti, cosa

che far non può Re, Papa o Imperatore.

Perché la serpe ria sta sempre ascosa

là dove l'herba è più grande e più folta,

spine maggiori ha più fiorita rosa.

Ma se inteso non hai forse altra volta

il segno inglese de la croce, voglio

c'hoggi di farlo impari; hor dunque ascolta.

Per questa volta, o Salentin, ti toglio

l'officio tuo, che sei d'insegnar' uso,

et io da te fra gli altri imparar soglio.

Toccandoti comincia adunque in suso

la fronte a dir: “Son senza nemistade”

poi di' scendendo a l'umbilico giuso:

“senza debiti sono in libertade,

e senza lite”, poi dal destro braccio:

“cosa che avvien di raro a questa etade.”

Dal manco lato di': “Sciolto dal laccio

marital sono” e poi ti tocca il petto,

dicendo: “né di figli tengo impaccio.”

Colui, c'havrà con verità ciò detto,

potrà ben dire: “amen” di bona voglia,

così a l'entrar come a l'uscir del letto.

Da queste cinque piaghe esce ogni doglia,

simili a quelle piaghe onde già Dio

tanto patì dentro a l'humana spoglia.

Ma un'altra piaga, di più crudo e rio

veneno sparta e di più mal cagione,

l'huom cruccia, e di quest'anco, al parer mio,

sei privo in tutto, ch'è l'ambitione.