VI
Alberico più volte anchor già prima
d'hora con lettre m'hai pregato molto
a volerti talhor scrivere in rima.
Ma sappi, o Salentin, che ad altro volto
l'animo havendo, a ciò più non attendo,
perch'io mi trovo in varie cure involto.
Oltra di ciò con man tocco e comprendo
ch'esser poeta mediocre è poco,
anzi nulla, e però l'armi a voi rendo.
Egli è ben vero, che per scherzo e gioco
tra la Savena e il Rhen più giorni andai
favoleggiando con stil basso e roco,
mentre Constante e gli altri heroi cantai,
sì de l'imperator prigion devoti,
né giunsi d'Arno in su la sponda mai.
Onde con forti giuramenti e voti
conchiusi al tutto di lasciare i versi,
visto i dissegni miei d'effetto voti.
Sol mi doglio e mi cruccio che in diversi
lochi sian molti de' miei parti inculti,
e in varie mani hor qua hor là dispersi.
Quei, che appresso di me restaro occulti,
e quei c'ho rihavuti fino ad hora,
severo patre, ho di mia man sepulti.
E vò ricuperando gli altri anchora,
acciò che d'essi non rimanga segno,
e tutti estinti sian prima ch'io mora.
Ma tu, che a questa età d'arte e d'ingegno
non trovi chi t'avanzi o giunga al paro,
rinova il tuo cantar pregiato e degno.
E benché in questo secol nostro avaro
non habbi premio alcun che agguagli il merto,
farai te stesso almen per tutto chiaro.
Quel bel sentier, che a me fu chiuso, aperto
per te veggio, e quel monte ameno e piano
che a me in tal guisa apparve horrido et erto.
L'Arno sì dal mio Rhen poco lontano,
e che sì poco ha l'acque sue profonde,
già di solcar tentai più volte in vano.
E tu quel non pur solchi, ma per l'onde
vai sicuro e del Tebro e del Cephiso,
col capo cinto d'honorata fronde.
E con le Muse intento Apollo il viso
ti volge e lieto ascolta, che il poeta
Thebano o il Venusin d'udir gli è avviso.
Oltra di ciò la mente hai chiara e queta
che travagliata e torbida sovente
i bei concetti suoi d'esprimer vieta.
Forse dirai: “Chi può saper mia mente?”
ma non appar già cosa in te di fuore,
ond'altro possa giudicar la gente.
Questo pur veggio chiar, ne prendo errore,
che a l'inglesa ben puoi segnarti, cosa
che far non può Re, Papa o Imperatore.
Perché la serpe ria sta sempre ascosa
là dove l'herba è più grande e più folta,
spine maggiori ha più fiorita rosa.
Ma se inteso non hai forse altra volta
il segno inglese de la croce, voglio
c'hoggi di farlo impari; hor dunque ascolta.
Per questa volta, o Salentin, ti toglio
l'officio tuo, che sei d'insegnar' uso,
et io da te fra gli altri imparar soglio.
Toccandoti comincia adunque in suso
la fronte a dir: “Son senza nemistade”
poi di' scendendo a l'umbilico giuso:
“senza debiti sono in libertade,
e senza lite”, poi dal destro braccio:
“cosa che avvien di raro a questa etade.”
Dal manco lato di': “Sciolto dal laccio
marital sono” e poi ti tocca il petto,
dicendo: “né di figli tengo impaccio.”
Colui, c'havrà con verità ciò detto,
potrà ben dire: “amen” di bona voglia,
così a l'entrar come a l'uscir del letto.
Da queste cinque piaghe esce ogni doglia,
simili a quelle piaghe onde già Dio
tanto patì dentro a l'humana spoglia.
Ma un'altra piaga, di più crudo e rio
veneno sparta e di più mal cagione,
l'huom cruccia, e di quest'anco, al parer mio,
sei privo in tutto, ch'è l'ambitione.