VII (193)
Povero d'ogni pregio il mio pensiero,
Dal suo picciolo albergo ascoso invio
A voi, Signor, per arricchirlo anch'io
Dell'Alma vostra al folgorare altero.
E mentre là per entro al gran sentiero
Vola sull'ali del mio bel desio,
E va spargendo d'immortale obblio
La povertà dell'esser suo primiero,
Io non so come, in lui gli occhi volgete,
Ed al lume, onde in voi mai sempre aggiorna,
Per figlio del mio cuor lo conoscete;
Onde qual vile usurpator, che adorna
Sé di pregio non suo, lo rispingete,
Ed egli meco a mendicar ritorna.