VII

By Iacopo d'Albizzotto Guidi

A voler compier quel ch'i' ho trattato

di queste scuole e seguitar mio stile

ti vo' contare quel ch'è ordinato:

in queste può entrare ogni uon gentile

di questa terra, e non è obrigato,

come son l'altre genti ch'è più vile,

d'andare a' corpi o d'essersi spogliato,

come son popolari e forestieri,

o d'altre condizione o d'altro stato.

Ma fa' tuo conto, quando egli è mestieri,

ch'alcun ne muora, si fa in piè d'esso

un altro, e non più co·molte preghieri:

e questo non vi può entrare adesso,

ma convien che aspetti el tempo dato

e a quel tempo è mandato per esso.

E non vi s'entra così al primo tratto,

come tu credi, perch'è altro affare,

ché molti stan per voler questo fatto;

e più son quei che vi vorebe entrare,

in piè di quelli che sono passati,

e questi tali s'hanno a ballottare

tra gli uficiali ch'i' t'ho nominati,

come 'l guardiano e ' dodici compagni,

e 'l suo vicario e lo scrivan da' lati.

E a cagion che nïun non si lagni

si fa per isquitin' questa brigata,

per tante scritte acciò non si magagni;

e per la prima che quivi è cavata

sì v'è el nome di coluï scritto

e tra costor sì vien ballotata.

Quante ballotte che di sì han ditto

per questo tale se ne fa memoria

e così vanno seguendo per dritto

insino a tanto che compion la storia

di tutti quelli che son mentovati:

e quel c'ha più ballotte ha la vettoria.

Tanti ve n'entran quanti son mancati,

perché non posson passare el mandato

del numer detto, e sono anoverati.

Se si trovasse el numero passato

di cinquecentocinquanta pur uno,

questo guardiano saria condanato

da l'uficio de' Dieci ciascheduno

che contrafaccia a tale ordinamento,

ché, gastigato, non scampa veruno.

E' fanno questo, con gran sentimento,

una volta dell'anno tal lezione

secondo c'hanno per ordinamento.

Tutti lor fatti son con discrezïone

e con pian passo e non molto ratto

a far tra loro tal terminazione.

I' ho voglia di dirti magior fatto

che fanno queste scuole, a non fallare,

ma non tel conterò al primo tratto:

ciascuna d'esse fa più case dare

a poveri uomin che non paghin fitto,

ché son di queste scuole ad abitare.

E vo' che sappi, quando alcuno è scritto,

che li sia dato una casa a suo vita:

insin che vive ma' no·gli è disditto;

ma quel che ll'ha la dè tener fornita,

quelle tal' case, di ciò che bisogna,

come el coverto e dè ogni altra aita,

se non ch'arebe di ciò gran vergogna

e lli sarebbe tolte e date ad altri

e da fratel' di scuole arè rampogna.

Ancor mi resta a dire d'altre parti

che sono in queste scuole naturali,

le qual' ti conterò in queste carti:

ciascuna d'esse ha due spedali,

l'uno per donne vecchie discadute,

che son sanza famiglia queste tali,

e son sì dalle scuole provedute:

per sostentare la vita di quelle,

han legne e letto quanto è lor doute,

e per mangiare ciascuna d'elle

tre lire el mese, e questo è sempremai:

sinch'elle vivono han queste sorelle.

Altro mi resta a dir che tu non sai:

per li uomin vecchi v'è similemente

uno spedale, acciò non sentan guai.

Questi son proveduti fedelmente

da un che v'è prïor con suo famiglia,

che fa le spese a tutta questa gente;

per ben servirgli già non s'asotiglia,

ché sempre han pane e vino e carne cotta:

quanto bisogna, tante se ne> piglia.

Non vo' tu creda che sempre a ogn'otta

egli abin carne fresca ogni giorno,

perché sarebe grassa la pagnotta:

tre volte la stemana sanza scorno

hanno costoro carne co·minestra,

e gli altri giorni fanno altro ritorno:

di più civaie e d'erbe è la lor festa;

quand'hanno pesci e quando hanno formagio,

secondo che lla cosa torna destra.

Non torna loro per questo dannagio:

secondo il tempo sì son proveduti,

nella vernata e nel tempo di magio.

Quanto dura lor vita èn sovenuti

dodici poveri a sì fatto scotto:

così a questa vita son tenuti.

Ma i' vo' ben che tu mmi faccia motto

che oltre a questi ha chi si fa le spese:

sì ve son trenta che curon di botto

a tôr ciascuno ben tre lire el mese,

e questi stanno co·lor donne e figli

in le lor case sanz'altre contese.

Non vo', lettor, che tu tti maravigli

ché quel ch'i' dico sì è sempremai

e di tal carità nesun bisbigli.

I' ti vo' far saper quel che non sai:

che queste scuole non fano di pari

queste limosine, come tu udirai.

Sonvi di quelle che han più danari

l'una che ll'altra, che pon più la spesa,

sicché conviene che in ciò divari;

ma lla minore ha, sanza contesa,

el numer che di sopra t'ho contato;

ma tal n'ha più che in ciò no·lli pesa.

E ben si può ciascun tener beato,

coloro che sono in questa fraterna,

perché convien per loro esser pregato.

Non v'entra ma' nessun ch'usi taverna,

o tenga cuncubine o giuochi a dadi,

o d'altri vizi che 'n lui si dicerna,

ma mercatanti, artieri e non soldadi

e altre genti di discrezïoni

e marinar' daben ch'abin menadi

galie o navi d'altre condizioni,

che non vuol navicar per riposarsi

in questa terra in sue abitazioni:

molt'altre genti ch'a dir sono scarsi

a volerti contar ben ogni parte,

che lle mie rime converia rifarsi,

e no·mi basteria ben cento carte,

s'i' ti volessi dir ogni lor fatto:

della mimoria mi bisogna l'arte.

Ma i' vo' ben con teco fare un patto:

di dirti cose più soccintamente,

ché a udirle tu no·ne se' atto.

Han queste scuole più manier' di gente,

oltre a' gentili e quelli aspettanti,

più che tremilia son veracemente.

In queste scuole è più danar' contanti,

quand'hanno dal Comun la loro entrata,

ma rade volte li hanno tutti quanti.

Hanno d'imprestidi sì gran brigata

di ducati scritti, qual' è men di loro:

ben trentamilia sono a gran derrata;

e tal ve n'ha che v'ha magior tesoro,

ben più che lla mità, a non fallare,

che sono suti lasciati a costoro

da' lor fratei c'hanno aùto a passare

di questa vita e han fatto testamento

ch'ogni lor bene s'abia a questi dare.

Chi v'ha lasciato case e chi argento,

e chi lor masserizia e chi terreni,

com'egli è stato di suo piacimento.

I' non vo' che 'l mio dir più ti rimeni

in dir delle riccheze c'ha cciascuna,

ché quatro carti ne sarebon pieni.

Ma 'l ben che fanno tutte, e non sol una,

si è di limosine a chi è in povertà

e sovenire infermi e anche alcuna

altre misericordie e carità

e liberare a chi fosse in prigione

che sia di queste scuole in verità.

E vôti dire un'altra condizione

c'han queste scuole sì bene ordinato

che hanno fatto tal provedigione:

s'alcun di queste scuol' foss'amalato

fuor di Vinegia e avesse sinestro,

e per un altro si fosse trovato

di questa scuola, c'ha danar' sì a destro,

dè sovenire quel tal bisognoso

cinque ducati e ha a farlo presto.

E come e' fia tornato a suo riposo

qui in Vinegia, e' vada a la scuola

a dir c'ha fatto questo grazïoso:

subitamente alla suo parola

li sarà dato fede e fia rifatto

di quel c'ha dato una volta sola.

I' voglio andare in questo dir più ratto

e vôti nominar cose più belle;

ad altro dire vo' mutar contratto.

Ciascuna scuola ha per le donzelle

una gran rendita a tale intenzione

per sovenire al bisogno di quelle,

pur ch'elle sian di questa condizione:

che 'l padre suo sia di quella scuola;

per maritarsi ha per sovenzïone.

Com'ella è maritata, ha la parola

d'aver chi venti e chi trenta ducati

d'oro ciascuna una volta sola,

di be' danari tutti anoverati,

sicché el marito si chiama contento

nella suo dota, oltre a que' c'ha dati.

Non vo' tu creda che sia uno stento

aver da lloro quel che gli è impromesso,

ché in ciò han fatto buon providimento;

o 'l padre, o madre, né altri per esso,

no·lli può 'vere, se non lui in persona:

come gli ha aùti li confessa ad esso.

Di simil carità el mio dir suona:

ben quatrocento ducati per anno

dà ogni scuola, come si ragiona,

sicché a esser di queste non è danno,

perché fan molte buone operazioni

di carità, che quivi si fanno,

come son messe e altre divozioni,

che fanno dire e loro uficiali

sì come pare a llor discrezïoni.

Or mi conviene dirti de' canali,

che van per questa terra in ogni parte,

che di grandeza non son tutti uguali;

dal Canal Grande ciascun si diparte

e vanno intorno per tutta la terra,

chi qua e chi là secondo ch'è ll'arte

di chi la fece, se 'l mio dir non erra,

che serve a molte case c'hano riva,

ch'a quel si vanno per barca e per terra.

Non credo sia nïun che questo scriva

nel modo che si va per la città,

perché non si può dir in versi o rima.

Più che dugento, in buona verità,

ha questa terra di rii e canali

che non son grandi d'una qualità,

che vanno a molte case principali,

come son gentiluon' e forestieri

e altre case di più populari;

e anche servono a più man' d'artieri,

perché si va co·llor barche a la riva

con tutte cose ch'a llor fa mestieri.

Or mi convien asottigliar mia lima

a ricontar com'èn fatte le strade

che van dal capo insin alla cima

di questa terra per tutte contrade;

ma racontarle non fo volentieri

perché son fatte con diverse squadre.

Questa terra è partita in se' sestieri,

sì come i' ti dico in questa rima,

ch'a nominarli mi sarà legeri.

A Canareghio ti comincia in prima,

perch'egli è el primo, venendo da terra

ferma, che ha di case grande stima;

e po' 'l secondo, se 'l mio dir non erra,

si è San Marco, ch'è di più nobiltà,

dov'abita più gente in cotal serra.

E drieto a questo, d'altra qualità,

si è Castello, dov'è case assai:

v'abita marinar' di gran bontà.

Questi son da l'un lato, stu nol sai,

e gli altri tre passerai el canale:

a Ossoduro ti comincerai;

questo comincia alla Punta del Sale

e va di lungo per terra un gran volo;

s'i' non tel dico, no·llo aver per male.

E po' si truova quello di San Polo,

c'ha molte case di pregio e di boce,

di più persone che vi stanno a nolo.

El sesto si è quel di Santa Croce,

ch'è di grandeza quanto niun degli altri,

co·molte case, ch'èn di buone foce.

Son tutti questi divisi in più parti

di rii e di canali e più contrade,

secondo che si truova scritto in carti.

Di gentiluom' e d'altre qualitade

son gente assai e co·la mente gaia,

ch'a dirlo ti parrà gran quantitade;

e quel ch'i' dico stranio non ti paia:

d'anime battezate di più sorte

abita qui cencinquanta migliaia.

Questa terra non ha muri, né porte,

ma d'ogni tempo ci si può entrare

per barca, pur che 'l parón voghi forte.

Intorno a questo dir non vo' più stare,

ma vôti dir d'un'altra qualità,

per farti un poco più maravigliare.

Ora ti vo' contar dell'Arsanà,

c'ha questa terra sì bene ordinata,

ch'al mondo credo ch'un'altra non ha.

Della suo condizion t'arò narrata:

ell'è di giro bene un grosso miglio,

intorno intorno è tutta murata.

Prima ch'ad altro dire i' dia di piglio,

ti vo' contar com'è fatta l'entrata

e 'n questo dire piglierò consiglio:

com'i' t'ho detto, è tutta circundata

di grosse mure; è nel mezo una porta

che da più guardie questa vien guardata;

non v'entra niuno se non ha la scorta

o lla parola da quelli uficiali,

ché altrimenti farà la via tòrta,

salvo se son maestri o manovali

che dentro vi lavori alcun' mestieri,

ché non s'intende per questi cotali,

ma è guardata per li forestieri

acciò non vegan quel che si lavora

di più difici o d'altri lavorieri

che fan bisogno a cciaschedun'ora.