VII
Quando, per trar voi for del vivo inferno
de’ vostri sdegni, ond’è la vita mia
misera e sconsolata, Amor m’envia
dinanzi a voi, caro mio foco eterno,
«ché non ho io», con un sospiro interno
grido talhor, «voce sì dolce e pia
com’hebbe Orpheo?» Ché m’aprirei la via
contra il tenor d’ogni decreto inferno.
Poi ricorro a le lagrime, né quelle
ponno far sì che voi sempre qual sete
non siate, e ch’io non sia quel ch’esser soglio.
Ogni cosa può far forza di stelle,
ma non potrà voler quel ch’io più voglio:
tal Amor del mio sangue e tanta ha sete.