VII

By Bernardo di Piero Cambini

Prima ch'avanti alla tuo maestate

io fussi, sacro Rege, divo e claro,

fùr da me molte cose cogitate.

Ero fuor d'ogni dolce e pien d'amaro,

rispetto all'eccelsa tuo grandezza,

né a' versi compor avea riparo;

ma l'umanità iusta e gentilezza,

che usa quella tuo regia corona,

non m'ha porto viltà, ma gran fierezza;

e tanto ha ricreato mie persona

il tuo giocondo e gratissimo aspetto

che temenza e vergogna m'abandona.

Resta quasi stupito il mie intelletto,

considerando tuo consuetudine

d'udir con pazïenzia ogni suggetto.

Ma, sol mirando in te gran moltitudine

di tante egregie e rilevate cose,

la memoria ripiglia in attitudine;

le qual si posson dir vere e famose

della tuo maestà, tal che a' mie versi

non può mancar materie luminose;

ma può la mente mia forte dolersi

d'aver sì magna impresa e basso ingegno:

pur l'amor verso te non può tenersi.

E se di punto imaginando vegno,

m'è piu difficile a trovare il fine,

ch'è il principio a non uscir del segno.

Però ricorro alle cose divine,

invocando l'aiuto e grazia loro,

che sprimer possa cose peregrine,

e che, alla presenzia di coloro

che udiranno, i' possa satisfare;

della qual voglia tutto mi divoro.

Felice Napol ben si può chiamare,

felice questo regno similmente

e 'l secol nostro pel tuo governare!

La tuo felicità tanto eminente

fa tutte queste cose esser felici:

sentenza di Platon viro eccellente,

che vuol che, dal principio alle pendici,

republiche, città, popoli e regni

per alcun tempo mai sieno infelici,

se governate son da signor degni

e sapïenti, usando virtù pronte,

qual fa tuo maestà con tutti ingegni.

Necessario non era a Senofonte

fingere un re prestante e perfettissimo,

avendo aùto agli occhi la tuo fronte;

onde potea, con istil nobilissimo,

trattar la tuo perfetta effige vera,

e suo monarca scriver correttissimo.

Alcun filosofi, in sentenzia intera,

conchiudon che l'origine sia quella

che faccia l'uom più nobil che non era;

ma, qual riluce il sol sopr'ogni stella,

risplende tua origine di Spagna,

tal ch'ogni antica istoria ne favella.

Però che, come con sentenzia magna

dice il degno poeta Caldïano

della città ch'ancora il Tever bagna,

ch'ogni provincia al populo romano

mandavan molte cose prezïose,

ma Spagna imperador ciascun sovrano.

Di qui venner le genti luminose:

el primo fu Traian, tanto famoso

che sesto e modo a molte legge puose.

Di poi ne venne Adrian glorïoso,

e 'l primo Teodosio e 'l secondo,

governando ciascun con gran riposo.

Di quivi Arcadio ed Onorio giocondo,

di poi principi molti e siri addorni,

ch'ancor la fama suona in tutto 'l mondo.

Ma quel ch'i' stimo più, ch'a' nostri giorni

ne venne Alfonso re, tuo genitore,

che la gloria del qual par che 'n te regni.

Meritamente il lucido splendore

di tua origine essaltar si puote

e la progenie tua, degna d'onore:

per far le mie ragioni a ciascun note,

sì come gli arbor buon fan miglior frutti,

così son da natura le tuo dote.

Dietro alle spalle non convien ch'io butti

trattare e dir delli tuo beni esterni,

benché difficil fora a dirgli tutti:

del nome e della fama e de' governi

e delli amici publici e privati,

che non son momentan, ma sempiterni;

e non son tanto ne' tuo magistrati,

che sono in luoghi assai dell'universo

a' tuo comandi sempre preparati.

E se 'l mie 'ngegno non è al tutto perso,

so t'ama tanto il popul fiorentino

che né lingua il può dir, prosa né verso.

Qual t'ama la città, tutto 'l domino

ti porta affezïone e reverenza,

unitamente il grande e 'l piccolino,

non tanto a te, quanto alla tuo semenza,

e massime ad Alfonso, illustre duca,

che n'ha fatto e può fare esperïenza.

Silenzio non farò, ch'i' non induca

i don di che dotato t'ha natura,

ché la fama de' qual par ch'ognor luca.

Son ben composti i tuo membri a misura,

e la gran valitudine e destrezza,

ch'a molti degni ha fatto e fa paura,

di tutto il corpo tuo la gran fortezza,

la qual già in gravissimi perigli

ha fatto esperïenzia che s'apprezza.

Quanti sien suti gli affanni e scompigli,

che tu hai sopportato giorno e notte,

ch'i' non lo so pensar, non che ridigli!

Né fame o sete o vigilie hanno rotte

le 'mprese tue, perché a freddo o caldo

perdonato non hai fin son condotte;

a fatiche e disagi stato saldo,

ch'a molti intolerabil sarien sute,

tal che per cosa eccelsa ognor ti laldo.

Fatto l'hai per venire alla salute,

qual si ricerca, o ricercò, di fama,

onde l'opere tue non son perdute.

Tua magnanimità a dir mi chiama

quanto giustizia è in te e sapïenza,

con liberalità, che ciascun l'ama;

mansüetudin, fede con clemenza,

sollecito con gran moderazione,

pien di celerità e diligenza,

sottilità d'ingegno con ragione,

grandezza di memoria e d'intelletto,

insieme tutti han fatto unïone,

per fare una corona, o uom perfetto,

più prezïosa che d'oro o d'argento,

per ornar le tuo chiome e 'l tuo oggetto;

e, per maggior e più degno ornamento,

io veggio agiunto l'arme e l'eloquenza,

e fassene ogni giorno sperimento.

L'ornate lettere con gran sapienza,

qual vanno ricercando tutto il mondo,

son vero testimon di tuo prudenza.

Quanto sia da stimare i' nol nascondo

tuo perizia nell'arte militare,

in conservar questo regno giocondo.

Molte terre ha spugnato il tuo oprare,

e molte rotte hai a' nimici date,

per fortezza ed ingegno singulare,

e per te sute son nobilitate

Troia e l'Orsara per sì gran vittoria,

ch'a' nostri successor fien ricordate.

E fatti tuoi son ridutti a memoria,

a' popoli cristian per la speranza,

ed a' Turchi per tema di tuo gloria.

Or si dimosterrà la tuo possanza,

pe' perigli in che corrano e Cristiani

pel prosperar del Turco che gli avanza.

Ma io spero che Dio porrà le mani,

per suo clemenzia e suo benignitate,

reprimere il furor di questi cani;

pel mezzo fia della tuo maiestate,

perché di Teodosio e Bellisario

rinoverai memoria e degnitate.

Simil di tutti gli altri, in un sommario,

che sono stati veri difensori

di nostra fede senz'alcun divario,

conserverai con li debiti onori

Italia nostra e farâla felice,

opponendoti a' barberi furori.

E come ella fu già dominatrice

di queste strane e 'nfidel nazïoni,

ch'al suo dominio torni a te sol lice.

So ch'al tesor e l'arme non perdoni;

però Dio ha promesso che tu sia

salute de' Cristian fideli e buoni.

Di questo el merto e la fama sol fia

della tuo maiestà, o Serenissimo,

la cui io priego che, con mente pia,

m'accetti per suo servo devotissimo.