VII

By Carlo de' Medici

Tacito in fra me, pensando come,

nella stagion che 'l sol la terra scalda

e ogni duro ghiaccio strugge e salda,

gelide divenisson le mie chiome,

nel crudo verno, quando l'erbe dome

sono dal ghiaccio e le pioventi acque in falda,

poi come chiar cristallo in sé le salda,

in foco trasformarsi membra e nome.

Né doppo questo so quel ch'io rimanga,

ombra o fummo, o spirto morto o vivo,

ma pur, quel ch'io mi sia, pena sento,

sono e sarò; Morte spicca o franga

quel ch'io resti in tutto; faccil per dio,

ché dolce è Morte più che mal tormento.