VII
Tacito in fra me, pensando come,
nella stagion che 'l sol la terra scalda
e ogni duro ghiaccio strugge e salda,
gelide divenisson le mie chiome,
nel crudo verno, quando l'erbe dome
sono dal ghiaccio e le pioventi acque in falda,
poi come chiar cristallo in sé le salda,
in foco trasformarsi membra e nome.
Né doppo questo so quel ch'io rimanga,
ombra o fummo, o spirto morto o vivo,
ma pur, quel ch'io mi sia, pena sento,
sono e sarò; Morte spicca o franga
quel ch'io resti in tutto; faccil per dio,
ché dolce è Morte più che mal tormento.