VII

By Domenico da Prato

Cantando un giorno d'Isotta la bionda,

mi ricordai di mia donna gioconda.

La qual mai non si parte dal mio core,

la immagine di sua gentil persona;

ornato ha il viso di sommo splendore.

Venere bella mai non l'abandona;

li dorati capelli Amor corona

di fiori e rose e gigli e verdi fronde.

Cantando un giorno d'Isotta la bionda,

mi ricordai di mia donna gioconda.

Traverso, una partita rosso e perso

adorna di mia donna sua figura.

Qual spandon gli augelletti ognun suo verso

in primavera alla fresca verzura,

tal fa questa mirabil creatura

vaga e adorna, leggiadra e feconda.

Cantando un giorno d'Isotta la bionda,

mi ricordai di mia donna gioconda.

Quando mi colse pria d'Amor lo strale,

vidila un giorno dilettoso e bello

con altre donne al Poggio Imperïale

fuor delle mura del vago castello.

Vidila poi presso a quel fiumicello

cantar, dove la Staggia batte l'onda.

Cantando un giorno d'Isotta la bionda,

mi ricordai di mia donna gioconda.

Nel castel vago, tra' due fiumicelli,

ballata bella, a mia donna dirai

novelle a me di le' portan gli augelli,

e l'altre donne ancor saluterai.

Vaga canzon, pel mondo n'anderai,

di mia donna cantando in ogni sponda.

Cantando un giorno d'Isotta la bionda,

mi ricordai di mia donna gioconda.