VII
Piangete, occhi miei lassi, occhi, piangete,
versate, ormai, giù per le guance un fiume,
poiché 'l mio bel tesor più non vedete;
occhi, piangete, poiché 'l vostro lume
si è nascosto da voi, piangete tanto,
fin che 'l mio cuor in pianger si consume;
occhi miei, raddoppiate il vostro pianto,
poiché v'è tolto di mirar più quella
che sopra l'altre donne ha 'l pregio e 'l vanto.
Udite, orecchie mie, l'aspra novella:
partita è la mia dea, né più vi lice
d'ascoltar quell'angelica favella;
non passerà più a voi chiaro e felice
quel suon de le dolcissime parole
che fùr de l'ardor mio prima radice.
O stanchi piedi miei, già non vi duole
stancarvi più, mo' che v'è tolto il gire
ov'è colei ch'esercitar vi suole?
come potete, o passi miei, soffrire
de l'usato cammin vedervi fuora
né poter più l'alta beltà seguire?
Dunque, occhi, orecchie e piedi miei, siate ora
ciechi, sordi ed infermi, or che vi è tolto
vederla, udirla e ritrovarla ognora.
Ma tu, cuor mio, che sei da me disciolto
e trovi la dea nostra al primo volo
e senza lei non stai poco né molto,
scuoprile il nostro affanno e 'l comun duolo;
so che tu messagger fidato sei;
dille ch'io vivo e ch'io mi pasco solo
di pianger sempre e pensar sempre in lei.