VII

By Francesco Beccuti

Piangete, occhi miei lassi, occhi, piangete,

versate, ormai, giù per le guance un fiume,

poiché 'l mio bel tesor più non vedete;

occhi, piangete, poiché 'l vostro lume

si è nascosto da voi, piangete tanto,

fin che 'l mio cuor in pianger si consume;

occhi miei, raddoppiate il vostro pianto,

poiché v'è tolto di mirar più quella

che sopra l'altre donne ha 'l pregio e 'l vanto.

Udite, orecchie mie, l'aspra novella:

partita è la mia dea, né più vi lice

d'ascoltar quell'angelica favella;

non passerà più a voi chiaro e felice

quel suon de le dolcissime parole

che fùr de l'ardor mio prima radice.

O stanchi piedi miei, già non vi duole

stancarvi più, mo' che v'è tolto il gire

ov'è colei ch'esercitar vi suole?

come potete, o passi miei, soffrire

de l'usato cammin vedervi fuora

né poter più l'alta beltà seguire?

Dunque, occhi, orecchie e piedi miei, siate ora

ciechi, sordi ed infermi, or che vi è tolto

vederla, udirla e ritrovarla ognora.

Ma tu, cuor mio, che sei da me disciolto

e trovi la dea nostra al primo volo

e senza lei non stai poco né molto,

scuoprile il nostro affanno e 'l comun duolo;

so che tu messagger fidato sei;

dille ch'io vivo e ch'io mi pasco solo

di pianger sempre e pensar sempre in lei.