VII

By Guido Gozzano

D'estate, in un sentiero di campagna,

v'occorse certo d'incontrare un bruco

enorme e glabro, verde e giallo, ornato

di sette zone oblique turchine.

Il bruco errava in cerca della terra

dove affondare e trasmutarsi in ninfa;

e dalla gaia larva, a smalti chiari,

nasceva nell'autunno la più tetra

delle farfalle: l'Acherontia Atropos.

Certo vi è nota questa cupa sfinge

favoleggiata, dal massiccio addome

dal corsaletto folto con impresso

in giallo d'ocra il segno spaventoso.

Natura che dispensa alle Diurne

i colori dei fiori e delle gemme,

Natura volle l'Acherontia Atropos

simbolo della Notte e della Morte

messaggera del Buio e del Mistero.

E la segnò con la divisa fosca

e del sinistro canto. L'entomologo

tuttora indaga come l'Acherontia

si lagni. Disse alcuno col vibrare

dei tarsi. Ma non è. Mozzato ho i tarsi

all'Acherontia e s'è lagnata ancora.

Parve ad altri col fremito dei palpi.

Io cementai di mastice la bocca

all'Acherontia e s'è librata ancora

per la mia stanza, ha proseguito ancora

più furibondo il grido d'oltretomba;

grido che pare giungere da un'anima

penante che preceda la farfalla,

misterioso lagno che riempie

uomini e bestie d'un ignoto orrore:

ho veduto il mio cane temerario

abbiosciarsi tremando foglia a foglia

rifiutarsi d'entrare nella stanza

dov'era l'Acherontia lamentosa.

L'apicultore sa che questo lagno

imita il lagno dell'ape regina

quando è furente contro le rivali,

e concede alla sfinge d'aggirarsi

pei favi, saziandosi di miele.

L'operaie non pungono l'intrusa,

si dispongono in cerchio al suo passaggio,

con l'ali chine e con l'addome alzato,

l'atteggiamento mite e riverente

detto “la rosa” dall'apicultore.

E la nemica dell'apicultore

col triste canto incanta l'alveare.

All'alba solo, quando l'Acherontia

intorpidita e sazia tace e dorme,

l'operaie decretano la morte.

Depone ognuna sopra l'assopita

un granello di propoli, il cemento

resinoso che tolgono alle gemme.

E la nemica è rivestita in breve

d'una guaina e non ha più risveglio.

L'apicultore trova ad ogni autunno,

tra i favi, questi grandi mausolei.

Farfalla strana, figlia della Notte,

sorella della nottola e del gufo,

opra non di Natura, ma di demoni,

evocata con filtri e segni e cabale

dalle profondità d'una caverna!

Bimbo, ricordo, per le mie raccolte

sempre immolai con trepidanza questa

cupa farfalla, quasi nel terrore

di suscitare con la fosca vittima

l'ira d'una potenza tenebrosa.

E anche perchè l'Atropo mi parla

di cose care, dell'antiche ville.

Sul canterano dell'Impero, sotto

la campana di vetro che racchiude

le madrepore rare e le conchiglie

sta quasi sempre l'Acherontia Atropos

depostavi da un nonno giovinetto.

L'Acherontia frequenta le campagne,

i giardini degli uomini, le ville;

di giorno giace contro i muri e i tronchi,

nei corridoi più cupi, nei solai

più desolati, sotto le grondaie,

dorme con l'ali ripiegate a tetto.

E n'esce a sera. Nelle sere illuni

fredde stellate di settembre, quando

il crepuscolo già cede alla notte,

e le farfalle della luce sono

scomparse, l'Acherontia lamentosa

si libra solitaria nelle tenebre

tra i camerops, le tuje, sulle ajole

dove dianzi scherzavano i fanciulli

le Vanesse le Arginnidi i Papilicirc(î).

L'Acherontia s'aggira. Il pipistrello

l'evita con un guizzo repentino.

L'Acherontia s'aggira. Alto è il silenzio

comentato, non rotto dalle strigi,

dallo stridio monotono dei grilli.

La Villa è immersa nella notte. Solo

spiccano le finestre della sala

da pranzo dove la Famiglia cena.

L'Acherontia s'appressa esita spia

numera i commensali ad uno ad uno,

sibila un nome, cozza contro i vetri

tre quattro volte come nocca ossuta.

La giovinetta più pallida s'alza

con un sussulto, come ad un richiamo.

“Chi c'è?” Socchiude la finestra, esplora

il giardino invisibile, protende

il capo d'oro nella notte illune...

— Chi c'è? Chi c'è? Non c'è nessuno, Mamma! —

Richiude i vetri, con un primo brivido,

risiede a mensa, tra le sue sorelle.

Ma già s'ode il garrito dei fanciulli

giubilanti per l'ospite improvvisa,

per l'ospite guizzata non veduta.

Intorno al lume turbina ronzando

la cupa messaggiera funeraria.