VIII15

By Torquato Tasso

Ma tu ch’a le fatiche ed al periglio

ne la milizia ancor resti del mondo,

devi gioir de’ lor trionfi e ’l ciglio

render, quanto conviene, omai giocondo.

Or mostra a noi quel ferro che vermiglio

anco è del sangue de’ pagani immondo,

e la prova si faccia in cui si scerna

il gran secreto de la mente eterna. –

A quel parlar si scinse il cavaliero

la cara spada che penseagli a lato,

in cui le tempre e l’artificio altero

vincean le gemme ond’è il bel pomo ornato.

A tentar la ventura esser primiero

volse Goffredo e indarno ebbe tentato,

ché macchia indi non tolse; ond’ei, che scorse

ch’altrui si riserbava, altrui la porse.

A Raimondo la diede; ed ei la tenne

alquanto pur, né di color la mosse;

ed al minor Buglione indi se ’n venne,

ma qual data gli fu, cotal restosse.

L’un Guido e l’altro poi la prova fenne,

Ruggier, Gerniero e Stefano provosse,

e ’l fedele Odoardo; e poi da’ primi

in van girò sin ch’ella giunse a gli imi.

Carlo, il dano guerrier, che di sua spene

si vede escluso, assai pensoso resta,

ché senza molto indugio a lui conviene

seguir sua dura e faticosa inchiesta,

e novi monti forse e nove arene

passar fra gente barbara ed infesta.

Non però si sgomenta, anzi a’ perigli

del viaggio apparecchia arme e consigli.

E di Tancredi e del gran zio richiede

se lungi sian dal campo ed in qual terra,

ma di Rinaldo più, ché ’n lui più fede

dimostra aver che in altro illustre in guerra.

– Questi – dicea – fia de la spada erede,

s’un mio fisso pensiero in me non erra,

però che lui sovra ogni duce egregio

ebbe già Sveno in maraviglia e ’n pregio;

e per compagno già ne l’arme eletto

se l’avea con la speme e co ’l desire:

seco primo a i gran rischi esporre il petto

e seco ne voleva ultimo uscire,

e ’l duol comune aver seco e ’l diletto,

il riposo e ’l sudor, la pace e l’ire.

Ahi! qual stata saria la coppia ardita

s’era d’amor tanta virtude unita? –