VIII

By Berardino Rota

Il quinto lustro il sol chiude e rimira

il dì ch’io venni, e fui di vita indegno,

s’a gli strali d’Amor nacqui per segno,

di bella donna e di fortuna in ira;

se la man che le vite al fuso aggira

a l’infelice mia, ch’io sprezzo e sdegno,

di nero filo ordir volse il ritegno,

onde d’esser fin qui giunta s’adira;

s’io vidi congiurar tutti gli aspetti

incontra al nascer mio d’ogni pianeta

che minaccia qua giù vita aspra e ria.

Ma tu, Morte, che fai, ché non saetti?

picciol soccorso tuo gran doglia acqueta,

securo fin di perigliosa via.