VIII
Bocchio, per cui con mille palme e mille
chiari trophei cede a Minerva Marte
del suo più raro e più famoso Achille,
l'altero nome vostro in ogni parte
con gran piacer de le Felsinee genti
sarà cantato in voce e scritto in carte,
poi che i passati fatti lor, che spenti
già il tempo havria, con stile alto e soave
immortali per voi fiano e presenti.
E sotto scorza hor d'arbore, hor di nave,
d'augei, di fere, o d'altre cose tali
mostrate quanto a l'huom sia il vitio grave,
e come la virtù spiegando l'ali
ai suoi di gire al Ciel mostri la strada,
e doppo morte quei renda immortali.
E sète fida scorta, onde non cada
chi move il pie' per questo erto sentiero
de la virtù, ma che sicuro vada.
Voi per l'adietro col giudicio intero,
sì ne gli errori in quel secolo involto
sempre dal falso discerneste il vero,
scegliendo il miglior stile, onde già molto
frutto si miete dal buon seme vostro,
né tanto altronde si è giamai raccolto.
E fate sì col ben purgato inchiostro,
che picciol più detto non fia, ma grande
quel Rhen che inonda il bel paese nostro.
Dunque in tal rozza età se per vivande
introduceste voi di nuovo il grano,
che sceglier non sapean quei da le ghiande,
quanto vi debbe ogniun, cui dritto e sano
giudicio fa tra la più nobil schiera
da l'ignorante vulgo gir lontano?
Ma che direm di quella mole altera
da voi fondata e in tal' esser ridutta
che ogni un vederne il fin già brama e spera?
In questa, come in chiaro specchio, tutta
la vostra mente appar, che a gloria intesa
pensar non può giamai vil cosa o brutta.
E se trovate ben talhor contesa,
nulla v'arresti, o Bocchio, ma seguite
la magnanima vostra e bella impresa.
Voi pur sapete che travaglio e lite
a le buon' opre la malitia apporta
e l'invidia e la fraude insieme unite,
e che per strada sempre occulta e torta
serpendo tendon lacci a la virtute,
che sen fugge da lor timida e smorta.
Ma da quel gran Rettor, da cui vedute
l'interne menti son, gli occulti cori,
l'arti malvagie altrui fian conosciute.
E quei ristorerà d'eterni honori,
c'hanno, sì come havete voi, la mente
del vil fango terreno in tutto fuori.
Però seguite ogni hor più, Bocchio, ardente,
che quanto il sommo Iddio vole, non vale
per impedirlo mai l'humana gente.
Se a l'animo in voi fosse forza eguale
l'alto vostro edificio, che già tanto
superbo in aria sopra gli altri sale,
a Memphi, a Creta scemarebbe alquanto
l'altero grido, a Babilonia, a Roma
torrebbe, a Rhodi, a Caria il pregio e il vanto.
E s'altro per mirabile si noma
a la vostr'opra cederia, che anchora
sarà descritta in più d'uno idioma.
Né vi smarrite mai, benché talhora
si scemi l'oro, onde possiate l'opra
condure al fin, che desiate ogni hora,
che aiuto vi darà Chi sta disopra.