VIII

By Francesco Bolognetti

Bocchio, per cui con mille palme e mille

chiari trophei cede a Minerva Marte

del suo più raro e più famoso Achille,

l'altero nome vostro in ogni parte

con gran piacer de le Felsinee genti

sarà cantato in voce e scritto in carte,

poi che i passati fatti lor, che spenti

già il tempo havria, con stile alto e soave

immortali per voi fiano e presenti.

E sotto scorza hor d'arbore, hor di nave,

d'augei, di fere, o d'altre cose tali

mostrate quanto a l'huom sia il vitio grave,

e come la virtù spiegando l'ali

ai suoi di gire al Ciel mostri la strada,

e doppo morte quei renda immortali.

E sète fida scorta, onde non cada

chi move il pie' per questo erto sentiero

de la virtù, ma che sicuro vada.

Voi per l'adietro col giudicio intero,

sì ne gli errori in quel secolo involto

sempre dal falso discerneste il vero,

scegliendo il miglior stile, onde già molto

frutto si miete dal buon seme vostro,

né tanto altronde si è giamai raccolto.

E fate sì col ben purgato inchiostro,

che picciol più detto non fia, ma grande

quel Rhen che inonda il bel paese nostro.

Dunque in tal rozza età se per vivande

introduceste voi di nuovo il grano,

che sceglier non sapean quei da le ghiande,

quanto vi debbe ogniun, cui dritto e sano

giudicio fa tra la più nobil schiera

da l'ignorante vulgo gir lontano?

Ma che direm di quella mole altera

da voi fondata e in tal' esser ridutta

che ogni un vederne il fin già brama e spera?

In questa, come in chiaro specchio, tutta

la vostra mente appar, che a gloria intesa

pensar non può giamai vil cosa o brutta.

E se trovate ben talhor contesa,

nulla v'arresti, o Bocchio, ma seguite

la magnanima vostra e bella impresa.

Voi pur sapete che travaglio e lite

a le buon' opre la malitia apporta

e l'invidia e la fraude insieme unite,

e che per strada sempre occulta e torta

serpendo tendon lacci a la virtute,

che sen fugge da lor timida e smorta.

Ma da quel gran Rettor, da cui vedute

l'interne menti son, gli occulti cori,

l'arti malvagie altrui fian conosciute.

E quei ristorerà d'eterni honori,

c'hanno, sì come havete voi, la mente

del vil fango terreno in tutto fuori.

Però seguite ogni hor più, Bocchio, ardente,

che quanto il sommo Iddio vole, non vale

per impedirlo mai l'humana gente.

Se a l'animo in voi fosse forza eguale

l'alto vostro edificio, che già tanto

superbo in aria sopra gli altri sale,

a Memphi, a Creta scemarebbe alquanto

l'altero grido, a Babilonia, a Roma

torrebbe, a Rhodi, a Caria il pregio e il vanto.

E s'altro per mirabile si noma

a la vostr'opra cederia, che anchora

sarà descritta in più d'uno idioma.

Né vi smarrite mai, benché talhora

si scemi l'oro, onde possiate l'opra

condure al fin, che desiate ogni hora,

che aiuto vi darà Chi sta disopra.