VIII
Un disio amoroso spesso il core
nel mio tormento antico, dolce e acro,
pur mi rivolve, omè, del viso sacro:
male a mio opo vidi suo sprendore.
I' mi consumo in questo sordo ardore
più che pel tizzo non fé Meleacro;
omè, l'alma mia ha morte e 'l corpo macro,
omè, ch'ogni soverchio sdegna onore!
Questo è 'l disio, che la malvagia voglia
per nostra cupiscienzia la nutrica,
e vola e passa come polve al vento.
Doglianci, amico caro, d'esta soglia,
la qual mi pare a voi troppo nimica,
tosto ch'el buon pensier non vuol l'uom lento.