VIII

By Guido Gozzano

Non tenebrosa come l'Acherontia

benchè sfinge e parente, ma latrice

di pace, messaggiera di speranze:

portanovelle, passera–dei–Santi,

col mattino chiarissimo di Giugno

penetrò nella mia stanza tranquilla

la Macroglossa rapida. L'illuse

questa banda di sole, questa rosa

vermiglia che rallegra le mie carte.

Turbinò prigioniera visitando

le dipinte ghirlande del soffitto,

rapida giù per le finestre aperte

si dileguò come da corda cocca.

Certo in giardino la ritroveremo

sul caprifoglio che ricopre i muri

d'una cortina folta innebriante.

Eccola in opra sui corimbi; guizza

da fiore a fiore come una saetta,

sosta, si libra immobile nell'aria

immerge la proboscide nel calice

e il corpo appare immoto nell'aureola

dell'ali rivibranti: spola aerea,

prodigio di sveltezza equilibrata.

Tutto — nel capo aguzzo, nelle antenne

reclini sotto i palpi, nelle zampe

brevi aderenti al corsaletto lustro,

nell'addome sfuggente affusolato

munito d'una spata di pelurie

mobile forte come cocca espansa

atta a guidare e mitigare il volo —

tutto s'affina nella macroglossa

a fender l'aria vincere lo spazio

visitare i giardini più remoti

in brev'istante, messaggiera arcana

da fiore a fiore... E i fiori si protendono

verso l'insetto come ad un'offerta.

Amica, sotto il nostro sguardo ignaro

si celebra tra il fiore e la farfalla

il rito più mirabile, il mistero

più tenero: le nozze floreali.

Mariti uxores unoeodemque thalamo

gaudent... Linneo meditabondo scrive.

Degli sposi gran parte nasce vive

ama nel tabernacolo smagliante

della stessa corolla; sul pistillo

giunge dall'alto degli stami il bacio

desiderato, il polline fecondo.

Ma dopo esperienze millenarie

molti fiori s'avvidero che il bacio

nella stessa corolla, che lo stimma

fecondato dal polline fraterno,

conduceva la stirpe in decadenza

e vollero l'amplesso dell'amante

lontano e meditarono le nozze

non possibili. Alcuni, gli anemofili

affidarono i baci d'oro al vento

gli entomofili vollero gl'insetti

paraninfi discreti e vigilanti.

Ma il fiore — che sa tutto — non ignora

che vano è al mondo attendere conforto

se non da noi, che la farfalla esiste

pel suo bene soltanto e la sua specie;

ed ecco le scaltrezze del richiamo:

i colori magnifici, i profumi

ineffabili, il nettare che il fiore

distilla in fondo al calice a compenso

del messaggio d'amore; per attingere

la coppa ambrosia con la sua proboscide

la macroglossa deve tutti compiere

i riti delle nozze floreali.

A tante meraviglie il nostro vano

orgoglio mal s'oppone col sofisma

che l'intesa tra il fiore e la farfalla

è fissa, che il mirabile congegno

non muta. Ma il convolvolo domestico

abolisce il nettario, più non chiama

la macroglossa da che sente l'uomo

paraninfo sicuro e vigilante;

altri fiori depongono gli aculei,

il latice, i viticci, da che l'uomo

li difende li guida li sorregge.

I fiori precedettero gli insetti

sulla terra, nel tempo delle origini.

Questa sola certezza ci rivela

un'intesa tra il fiore e la farfalla

ci rivela che i piccoli inventori

sovvertono le leggi ed i modelli.

All'apparire della macroglossa

il caprifoglio congegnò se stesso

all'indole dell'ospite imprevista.

Altri dica: è Natura, e non il fiore,

è Natura che fa tanto sottili

provvedimenti! Menoma per questo

forse il fervore della nostra indagine?

Un enimma più forte ci tormenta:

penetrare lo spirito immanente,

l'anima sparsa, il genio della Terra,

la virtù somma (poco importa il nome!),

leggere la sua meta ed il suo primo

perchè nel suo visibile parlare.

Per chi cerca il volume foglio a foglio

il genio della Terra — il genio certo

dell'Universo intero — si comporta

non come un Dio ma come un Uomo, attinge

le stesse mete con gli stessi metodi:

tenta s'inganna elimina corregge

sosta dispera spera come noi;

scopre ed inventa lento come il fisico,

calcola incerto come il matematico,

orna la Terra come il buono artista.

Come noi lotta con la massa oscura

pesante enorme della sua materia;

non sa meglio di noi dov'esso vada,

agogna verso un ideale solo:

elaborare tutto ciò che vive

in sostanza più duttile e sottile

trarre dalla materia il puro spirito;

dispone d'alleanze innumerevoli

ma le sue forze intellettive sono

pari alle nostre, nella nostra sfera.

E se non sdegna gli argomenti umani,

se tutto ciò che vibra in noi rivibra

in lui, se attende come noi quel Bene

sommo che la speranza ci promette,

giusto è pensare che su questa Terra

la traccia nostra non è fuor di strada,

giusto è pensare che un'intelligenza

sola universa sparsa ed immanente

penetra in guisa varia i corpi buoni

men buoni conduttori dello spirito,

giusto è pensare che tra questi l'uomo

è lo stromento dove più rivibra

la grande volontà dell'Universo.

Se la Natura mai non s'ingannasse

e tutto conoscesse e ovunque e sempre

rivelasse un ingegno senza fine,

noi dovremmo temere dell'enigma,

vacillare tremanti e sbigottiti;

ma il genio della Terra e il nostro spirito

attingono fraterni a una sorgente

sola; noi siamo nello stesso mondo

ribelli alla materia, eguali, a fronte

non di numi tremendi inaccessibili

ma di fraterne volontà velate.

Amica forse troppo a lungo e troppo

superbamente noi c'immaginammo

creature divine incomparabili

senza parenti sulla Terra. Meglio

ritrovarci tra i fiori e le farfalle,

essere peregrin come son quelli

verso la meta sconosciuta e certa.

Certa è la meta. Com'è dato leggere

tutto il destino della macroglossa

in ogni parte del suo corpo aereo

foggiato ad eternare la bellezza

d'una fragile stirpe floreale,

chiaro si legge il compito dell'uomo

nel suo cervello e nei suoi nervi acuti.

Nessuno s'ebbe più palese il dono

d'elaborare la materia sorda

in un'essenza non mortale: anelito

di tutto ciò che vive sulla Terra

fluido strano ch'ebbe nome Spirito,

Pensiero, Intelligenza, Anima, fluido

dai mille nomi e dall'essenza unica.

Tutto di noi gli è dato in sacrificio:

la ricchezza del sangue, l'equilibrio

degli organi, la forza delle membra,

l'agilità dei muscoli, la bella

bestialità, l'istinto della vita.